Quando l'Islam finì al centro della campagna elettorale

di La Redazione
Politica
21 novembre 2015

Quando l'Islam finì al centro della campagna elettorale

Nel 2012 una frase pronunciata durante un comizio aprì la questione integrazione

Negli ultimi giorni il dibattito politico attorno all'integrazione della comunità musulmana in Europa è diventato acceso. I terribili fatti di Parigi hanno avuto come diretta conseguenza l'inasprirsi delle posizioni di chi è ostile ai flussi migratori e all'accoglienza dei rifugiati.

E fa niente che tutta l'Europa islamica abbia condannato gli attacchi del 13 Novembre, le generalizzazioni si sono subito sprecate, avendo come risultante l'aumento delle tensioni tra i due gruppi.

Anche a Bitonto, sui social network, in tanti hanno chiesto di chiudere le frontiere e rivedere i trattati di Schengen. La querelle scoppiata sul web ha riportato alla mente il polverone scoppiato nel 2012 durante la campagna elettorale per le amministrative in città.

Si votava per eleggere il Sindaco dopo l'esperienza Valla e rinnovare il Consiglio Comunale di Palazzo Gentile. E a contendersi la poltrona più alta del Municipio c'erano Michele Abbaticchio (oggi Sindaco, ndr) e Paolo Intini, espressioni diverse di un centrosinistra diviso. A pochi giorni dall'apertura delle urne durante un comizio a sostegno di Intini, l'Udc Vito Desantis, già assessore durante il precedente governo, affermò dal palco: "Noi sosteniamo Intini perché è cattolico. Noi siamo cattolici. Tra noi non ci sono musulmani".

Una gaffe che fece clamore considerata la presenza a Bitonto - relativamente giovane - di una nutrita comunità di fede islamica. E che fomentò la già accesa campagna. "Per noi di Progetto Comune la diversità, anche di fede, non può che considerarsi una ricchezza - scrisse una delle liste civiche contrapposte, tra cui spiccava la candidatura di un musulmano - perché è proprio dal confronto di diversità che nasce la modernità". Anche la destra scese in campo: “esiste una sola parola nei confronti di quanti non comprendono che le nostre comunità sono variegate e costituiscono un 'melting pot' che rende ormai ogni angolo della terra un arcobaleno di idee, pensieri, religioni ed opinioni: razzisti!”. Sulla vicenda, alla fine, fu costretto ad esprimersi anche lo stesso Intini che si scusò pubblicamente per lo scivolone - "se qualche cittadino di religione islamica si è sentito offeso, doverosamente porgo in anticipo le mie scuse per tutti" - e sostenne: "Nel mio progetto politico la multiculturalità è un principio di partenza per la 'interculturalità'".

Desantis, dal canto suo, spiegò pubblicamente l'intervento, in una intervista rilasciata a BitontoTV. Per l'UdC "si trattava di una battuta voluta per ribadire un concetto noto a tutti, ossia che la stragrande maggioranza dei bitontini è cattolica. Spero che almeno su questo punto siamo tutti d'accordo". "Che vi sia a Bitonto anche una comunità musulmana è altresì incontrovertibile - concludeva l'avvocato - L'affermazione quindi non era affatto offensiva nei confronti dei musulmani e di qualsivoglia altro culto religioso, ma è stata consapevolmente utilizzata per rimarcare lo spirito e la tradizione cattolica bitontina".