Maestro Enantino: tra storia e leggenda l'autore de 'L'amiche mi è recchiòne'

Federica Monte
di Federica Monte
Cultura e Spettacoli
04 novembre 2015

Maestro Enantino: tra storia e leggenda l'autore de 'L'amiche mi è recchiòne'

Il folk singer virtuale della Murgia

Qualcuno lo ha considerato il De Andrè della Puglia. Le sue canzoni rievocano l'ambiente rurale natio e risultano subito originali al primo ascolto. È chiamato il folk singer della Murgia, ma non si sa se sia davvero esistito. Perchè si tratta di un folk singer "virtuale": il cantante in questione è Enante Miccolis, al secolo Enantino.
L'artista murgiano sarebbe nato a Noci il 9 aprile del 1920 e attualmente sarebbe ospite nella casa di cura "Il Monticello"sulla costa sud-est di Bari. Ragazzino prodigio, sin da 11 anni avrebbe imparato a suonare la chitarra componendo le prime canzoni in stile country. Avrebbe combattuto la seconda guerra mondiale e una volta trasferitosi negli Stati Uniti d'America avrebbe persino conosciuto Woody Guthrie (al tag "enantino noci", Google rimanda alle foto del celebre cantautore), tra i più grandi artisti folk della storia (quella vera) americana. La vita del cantante pugliese sarebbe stata ricca d'incontri fortunati, tra gli altri quelli con Alan Lomax e Andrea Sacco con il quale avrebbe anche composto la canzone "Fèmmene e Uagliune".

Gli strumenti popolari utilizzati e i testi profondi e pungenti consentono di accostare Enantino alla più alta tradizione cantautorale italiana, indubbiamente conosciuta e adoperata dal cantante. I brani sono tutti in dialetto nocese e affrontano temi scottanti, scabrosi e sono sempre attraversate da immagini campestri che fanno venire in mente le colline di Edgar Lee Master dell'Antologia di Spoon River e in qualche modo Cesare Pavese.
Tra i più riusciti c'è sicuramente "L'amiche mi è recchiòne" che sarebbe stata composta nel 1969, ma di cui non si trova traccia fino al 2008 (del resto non sussiste segno neppure del presunto album di cui farebbe parte). Nella forma della ballata viene raccontata la storia di Franz, un ragazzo appunto gay. Nella canzone vengono ricordati gli episodi che hanno portato il cantante ad accorgersi della sessualità dell'amico: al mare fingendo di immergersi in acqua gli dette un bacio, la sua indifferenza nei confronti di una contadina che invano cercò di provocarlo e altri ancora. In maniera cruda, senza veli, il tema dell'omosessualità prende forma in una canzone sui generis che difende la dignità di Franz. "L'amiche mi è recchiòne/ e ie n g voggh ben/ e pur ch'è recchiòne g vogghie ben asseje".

 

 

Tuttavia sembra improbabile che un uomo nato del 1920 possa mostrare una tale disinvoltura su una tematica ancora così scottante. L'operazione di Enantino è dicotomica, perché è presentata nella forma primitiva della ballata per sola voce e chitarra e allo stesso tempo veicola un atteggiamento di accettazione incredibilmente moderno.
«Enantino conosce i Padri del cantautorato italiano così come affronta il patrimonio identitario che canta: per creare una cosa che dissacra due volte: in ambito musicale e in un ambito squisitamente retorico, disintegrando la credenza di un "piccolo mondo antico" che, per l'appunto, non è mai esistito. E al tempo si pregiano, i brani di Enantino, di un coefficiente poetico tra il ragguardevole e l'eccelso, capace di esiti molto coincidenti con la mitologia che meritammo» così lo definisce lo scrittore modugnese Nicola Sacco.

 

 

Enantino ha una pagina Facebook, un profilo MySpace e le sue melodie sono ascoltabili anche su YouTube. Oggi avrebbe 95 anni e anche se fosse davvero esistito è chiaro che qualcuno ne continui a curare l'immagine. Quel qualcuno che probabilmente non vuole svelare la sua identità e che non vuole dare un volto all'artista. Non ci sono documentazioni ufficiali, né fotografie, il maestro Enantino è un'entità divisa tra storia e leggenda. E il misticismo che accompagna la sua figura le dona straordinarietà, rendendo necessaria l'accettazione del mistero.