Il culto dei morti a Bitonto, dall'Ottocento ai giorni nostri

Federica Monte
di Federica Monte
Cultura e Spettacoli, Video, Inchieste
05 novembre 2015

Guarda la video-intervista al professor Nicola Pice.

È da poco trascorsa la giornata della Commemorazione dei defunti, celebrata tutti gli anni il 2 novembre. Questa ricorrenza cattolica trae origine da un vecchio rito bizantino, che intatti ricordava tutti i morti, ma viene fatta risalire all'abate benedettino di Cluny nel 998. La preghiera e la partecipazione alla messa erano necessarie per facilitare le anime al raggiungimento della visione benefica del paradiso.

Il culto dei morti ha subito numerose trasformazioni a Bitonto, si è dovuto adattare a più riprese all'esigenza dei tempi. Dall'editto di Saint-Cloud emanato nel 1804 da Napoleone –che stabiliva la sepoltura dei morti fuori dalle mura della città e soprattutto che le tombe fossero tutte uguali – passano ben 40 anni prima che il camposanto venga costruito a Bitonto: il cimitero di via Traiana nasce sui resti degli antenati.

Il primo documento che cita questa esigenza, ritrovato nell'Archivio comunale, risale al 1813 ma bisognerà aspettare il 1837 quando l'incarico per la costruzione del camposanto viene affidato all'architetto Lerario. Il suo progetto però, considerato piuttosto "industriale", non piacque e fu commissionato a Luigi Castellucci.

"Il culto dei morti si lega alla società dei vivi, nel momento in cui cambia un insieme di valori, di coerenze, di rispetto, cambia anche l'attenzione al culto. È nella ordinarietà delle cose. Quelle che potevano essere alcune usanze di quando avevo dieci anni sono in gran parte scomparse" così afferma il professor Nicola Pice intervistato da BitontoTV, nel Museo Archeologico "Fondazione Ungaro – Depalo" per scoprire di più su questa tradizionale commemorazione.