Giovanni Bruno, una vita sui campi da calcio

Massimiliano Dilettuso
di Massimiliano Dilettuso
Sport
20 novembre 2015

Giovanni Bruno, una vita sui campi da calcio

BitontoTV ha incontrato l'ex calciatore di Frosinone e Reggiana

Bitonto è sempre stata una fucina di giovani promesse del calcio e, qui, i talenti non sono mai mancati.
Tra questi, spicca il nome di Giovanni Bruno, ex calciatore professionista di numerose squadre di Serie C1, C2 e D. Giovanni, nato a Carbonara di Bari il 30 gennaio 1980, da ragazzo muove i suoi primi passi nel calcio dilettantistico con l'A.S. Olimpia Bitonto, per poi passare al settore giovanile dell'A.S. Bari (F.C. Bari 1908 è il nuovo nome dopo il fallimento del 2014, ndr). Nella stagione sportiva 1999-2000, gioca in Serie D con la Pro Vasto, successivamente giunge a Rutigliano dove, dopo quattro stagioni in Serie D, è protagonista di una storica promozione della squadra pugliese in Serie C2.

Tuttavia, come espressamente dichiarato da Bruno, l'esperienza più importante che ha avuto e quella che lo ha valorizzato maggiormente l'ha vissuta a Frosinone. Approda in terra laziale nel 2004 e, dopo due stagioni in serie C1, la squadra giallo-blu guadagna la prima promozione in Serie B nella storia del club ciociaro. Ciò nonostante, per alcuni problemi, Bruno non seguì la squadra nel campionato cadetto ma si spostò alla Cisco Roma nuovamente in Serie C2. Anche a Roma è partecipe di un'ottima stagione terminata, però, in malo modo con la sconfitta nei play-off contro la Reggiana che non consente la promozione in Serie C1.
Nella stagione sportiva 2007-2008, torna in Puglia vestendo la maglia del Martina Franca nuovamente in Serie C1 per poi terminare il campionato nel Potenza.

 

 

In seguito, ancora due importanti esperienze nel Nord Italia con Reggiana - anche qui vicino alla promozione in Serie B - e Como. Per finire, di nuovo in terra barese con la maglia del Barletta e, al termine della carriera, alcune esperienze tra i dilettanti con Corato e Putignano .
Per Giovanni, una carriera lunga e ricca di esperienze – circa 300 presenze in più di dieci anni di attività- nelle quali, il difensore bitontino ha sempre dimostrato il proprio valore. Dopo aver appeso le "scarpe al chiodo", continua ad occuparsi di calcio e fonda un'associazione sportiva a Giovinazzo denominata ASD Bruno Soccer School dove allena bambini e ragazzi.

 

Nell'anno 2005-2006, mentre giocavi nel Frosinone, dopo aver vinto il campionato di Serie C1, hai avuto perfino la possibilità di giocare in Serie B, ma hai deciso di ripartire dalla serie C2 intraprendendo una nuova avventura con la Cisco Roma. Quali motivazioni di hanno spinto a prendere questa decisione?

Dopo due stagioni meravigliose a Frosinone, arriva la promozione in Serie B. Purtroppo, per alcuni dettagli, non ci fu la possibilità di rimanere in squadra e, il progetto molto alettante sotto tutti i punti di vista, mi spinse verso la Cisco Roma in Serie C2 rinunciando a diverse proposte di C1.

Dopo aver terminato la tua carriera, hai aperto una società sportiva continuando ad occuparti di calcio. Che differenze ci sono tra giocare, quindi essere protagonisti nel rettangolo di gioco, e gestire una squadra, quindi dirigere dalla panchina i propri calciatori?

Tutto quello che faccio con i miei ragazzi è per loro e lo faccio con tutta la passione e la professionalità che ho avuto in tanti anni da calciatore. Dal primo giorno, ho subito messo da parte il pensiero di aver giocato per tanto tempo perché con i ragazzi sono un educatore, un istruttore e devo essere bravo a capire le loro difficoltà e la loro crescita. Insomma, quasi un piccolo psicologo.

 

 

Spesso chi vive nel Sud Italia pensa di avere meno possibilità di diventare un calciatore professionista rispetto a coloro che vivono al Nord considerando anche il fatto che le squadre italiane di rilievo sono quasi esclusivamente ubicate nel settentrione. Sei d'accordo con questa ipotesi o pensi che un ragazzo del Sud ed uno del Nord abbiano le stesse possibilità?

Non ho mai creduto a questo. I talenti nascono al Sud, ma al Nord hanno solo più strutture sportive. Se un calciatore è bravo, resta tale in qualsiasi posto.

Nel corso della tua carriera, hai avuto la possibilità di giocare in squadre importanti come Frosinone, Como e Reggiana che annoverano tifoserie consistenti. Cosa rappresentava, per te, il pubblico ed era difficile giocare in piazze che auspicavano a grandi risultati?

Il pubblico è fondamentale. Spesso ti aiuta davvero a vincere e, senza pubblico, le partire avrebbero lo stesso senso delle amichevoli del giovedì. Loro ti caricano e, anche nelle contestazioni, ti fanno sentire quello che fai... il calciatore!

 

Che cosa consigli ai ragazzi della tua società sportiva quando, per esempio, ti rivelano che il loro sogno è quello di diventare un calciatore?

Io gli alleno dicendo loro che devono divertirsi ma devono anche essere ambiziosi come lo sono stato e come lo sono io tuttora. Sono schietto con loro ma li spingo a sognare allenandosi con intensità. Sanno che l'allenamento è l'unico mezzo per migliorare i difetti e perfezionare le qualità.

Hai avuto una carriera sportiva molto ricca ed hai girato gran parte dell'Italia vestendo maglie diverse e vivendo in città altrettanto differenti. Quale squadra, tra quelle in cui hai giocato, ti è rimasta più impressa? E' stato difficile stare per molto tempo lontano dalla tua terra d'origine?

Sono andato via di casa a 18 anni e sono tornato a 31. Ho giocato in squadre molto belle con un passato importante. Tutte le porto dentro e ricordo tutto. Se dovessi scegliere, direi che Frosinone mi ha regalato tanto e mi ha valorizzato, però mi ha anche tolto il piacere di vivere un'esperienza meravigliosa come la Serie B. Se lo dico è perché me la sono meritata davvero sul campo. Ma il calcio è anche questo. Comunque, anche le altre squadre brillano nel mio cuore. Grazie a tutti. Giocare fuori lontano dalla famiglia è stato un grande sacrificio. Sono stato ragazzo come gli altri e, quindi, la sera piaceva anche a me la cena con i genitori, la colazione pronta o le attenzioni quando non si stava bene. Ma, ho dovuto fare tanti sacrifici perché quella è la vita dello sportivo che, ciò nonostante, resta una vita da privilegiato. Spero di rifarla in una seconda vita.