Francesco Marcone o delle insospettabili virtù della normale amministrazione

Giuseppe Cuoccio
di Giuseppe Cuoccio
Cultura e Spettacoli
27 novembre 2015

Francesco Marcone o delle insospettabili virtù della normale amministrazione

È stata presentata ieri la graphic novel di Remo Fuiano sulla vita dell'impiegato ucciso dalla mafia nel foggiano

"Il cinema crea epopee, la letteratura crea martiri e i paroloni dei politici incensano figure importanti. Ma ritengo sia più importante il valore dell'onestà nella quotidianità". Così il sindaco Michele Abbaticchio - presente in veste di vice presidente di Avviso Pubblico - ha introdotto la presentazione della graphic novel di Remo Fuiano sulla vita e l'omicidio, ad opera della mafia, del direttore dell'Ufficio del Registro di Foggia, Francesco Marcone.

A raccontare la sua storia, la figlia, Daniela Marconi, vice presidente di Libera associazione, nomi e numeri contro le mafie. "Sono passati vent'anni dalla morte di mio padre - ha spiegato - e oggi vogliamo ricordarlo così, ridandogli una dimensione visto che era stato raccontato in modo piatto e impreciso". L'importanza che suo padre non venga ricordato come vittima o, peggio, come eroe è grandissima per Daniela che invece vuole sia ricordato come un uomo che semplicemente ha denunciato, non ha taciuto, ha cercato di migliorare le cose.

Francesco Marcone si spostò a Foggia, la sua città, nel 1992, dopo aver lavorato per anni a Cerignola nel suo campo, ovvero gli uffici di quella che oggi chiamiamo Agenzia della Entrate; da esattore dunque. Rigoroso nel far rispettare gli orari ai dipendenti, preceduto dalla sua fama di "castigatore", di direttore severo, fu scelto dall'Ufficio del Registro di Foggia col preciso intento di scardinare un sistema di evasione fiscale articolato e complesso che partiva dallo stesso ufficio.

L'ultima denuncia della sua vita arrivò nel '95, anno della sua dipartita, ai danni di un servizio truffaldino e fittizio che alcuni "intermediari" proponevano ai contribuenti più in difficoltà all'uscita dagli uffici: si mostravano disposti a curare personalmente le loro pratiche e a capo di tutto il giro c'era, si scoprì, il direttore del Registro Contributi. Marcone scrisse una lettera indirizzata a tutti i professionisti di Foggia, mettendoli in guardia da questi falsi intermediari e nove giorni dopo fu freddato da due colpi di pistola di grosso calibro dietro la schiena, nel portone di casa.

"Allora realizzai per la prima volta che a Foggia c'era la mafia e si faceva chiamare La Società - ha commentato durante la serata Daniela – dopo la morte di mio padre ci furono due archiviazioni e dopo l'ultima nel 2002, una gip, Lucia Navazio si offrì di aiutarci e riaprire il caso chiedendo i tabulati telefonici, fino ad allora mai presi in esame, alla Tim, che tuttavia aveva già distrutto i vecchi tabulati non digitalizzati".

Subito dopo l'omicidio del padre, un gruppo di insegnanti di scuola superiore si avvicinò a Daniela e la aiutò nel suo percorso di denuncia; l'anno dopo don Luigi Ciotti che le propose di curare il presidio di Libera a Foggia. "Mio padre diceva sempre che lo Stato siamo noi - ha raccontato a margine della serata Daniela, prima del confronto tecnico tra il curatore della graphic novel Fuiano e il vignettista bitontino Pierfrancesco Uva - allora io e mio fratello non lo capivamo. Quando ho visto il suo lavoro, quando ho spulciato tutte le consulenze, i rapporti, ho capito quello che voleva dire. Raccontare mio padre serve a dar voce ad una piccola storia che fa luce su una mafia che fa schifo e basta, che non ha codici".