Episodio 3: Ciab2Ciab

Rocco D'Ingillo
di Rocco D'Ingillo
Le cronache della ciabatta
12 novembre 2015

Episodio 3: Ciab2Ciab

Il viaggio della Ciabatta nel più grande festival di musica elettronica per ciabatte

È ormai chiaro che, in quanto Ciabatta, vivo una vita difficile, condizionata da eventi e correnti più grandi di me.
Anche se, tecnicamente, sono una numero 43.

Stavolta le correnti mi hanno trasportata un po' ovunque, e mi sono ritrovata a scambiarmi continuamente tra quattro fiumi: Sangone, Stura, Dora e Po. Alla fine il Re dei fiumi d'Italia ha avuto la meglio e sono stata letteralmente inglobata dal Po, continuando ad avventurarmi sempre più a fondo nei sobborghi di Torino.

Il Po, in quanto Re dei fiumi d'Italia, ha lo strano dono della parola. Almeno con noi ciabatte.

"Le porgo i miei sinceri saluti, Ciabatta, e benvenuta a Torino! Si lasci trasportare comodamente in questo viaggio regale, oggi offro io. La porterò in un luogo che molto probabilmente apprezzerà, ma le lascio volontariamente un alone di mistero."

Cullata da onde sinuose e confortanti, sono stata colta dall'acqua all'improvviso da un ragazzo vestito di nero, intento a raccontare ai suoi amici degli ultimi concerti a cui aveva partecipato negli ultimi anni. "Ma quest'anno con 'sta ciabatta spacchiamo tutto!".

Dopo essere stata tristemente reclusa in uno zainetto pieno di bottigliette colme di alcol scadente e birre sottomarca, vengo finalmente liberata all'interno di un immenso capannone. La musica è altissima, lo spazio è immenso, l'aria colma di fumo e odori ma comunque respirabile, considerata l'incredibile vastità del luogo. Vengo gettata a terra e dimenticata, calpestata, calciata e lanciata ovunque, fino a cadere in uno spazio esterno, tra resti di vomito e un rivolo di urina. Credo di non avere mai rimpianto la compagnia dell'acqua come in quel momento, considerando specialmente l'accoglienza del Re Po.

Probabilmente ho raggiunto l'equivalente del ritrovarsi ubriachi per un essere umano, ma non ho ancora ben capito come. Rintontita, vengo calciata da scarpe amiche in un'unica direzione, mentre mi sussurrano "Seguici, da questa parte!".

Dopo pochi minuti di calci e spinte, vengo rispedita all'interno del capannone, in una zona nascosta ma centrale, popolata da migliaia di... ciabatte.

"Benvenuta, amica! Benvenuta al più grande festival di musica elettronica per Ciabatte! Saluti dal Ciab2Ciab!". Avevo già sentito molto parlare di questo fantomatico festival, famoso in tutto il mondo per la qualità degli artisti e per l'elevata affluenza, ma avevo iniziato a credere che si trattasse di una leggenda. A quanto pare mi sbagliavo.

Si tratta sostanzialmente di un enorme festival organizzato dagli umani e per gli umani, in cui le ciabatte negli anni sono riuscite a trovare una propria indipendenza e un proprio spazio a causa del fatto che molti partecipanti usano portare con sé un paio di ciabatte per riposare i loro piedi fumanti al termine di dieci ore di concerti e djset.

Le ciabatte, in realtà, non risultano essere poi così socievoli e simpatiche, specie per il fatto che sono abbastanza statiche e di poche parole.
Le ciabatte non sono poi così interessanti, a differenza degli umani.

Vengo rapita da svariati elementi nella sala, ognuno alla ricerca di qualcosa. Noto un tizio guardingo, con spiccato accento napoletano, che continua a chiedere a sconosciuti qualcosa come "MD? Coca? Emmeddì? La vuoi l'emmeddì???". La maggior parte sembra rifiutare, ma alcuni accettano incuriositi. Altri ancora sono entusiasti della domanda, a tal punto da ringraziarlo.

Non molti hanno tra le mani qualcosa di alcolico. La maggior parte tiene tra le mani bottigliette d'acqua, anche se su alcuni individui gli effetti dell'acqua sembrerebbero un tantino particolari. No, credo che in molte bottigliette ci fosse una qualche specie di acqua modificata.

Continuo ad osservare la situazione intorno a me e noto una ragazza distinta ma tremendamente nervosa. Un ragazzo le si avvicina con aria disinvolta e lei gli sussurra qualcosa all'orecchio. Vengo ingannato da una finta love story, dato che poco dopo realizzo che si trattava semplicemente di una disperata richiesta di droghe di qualsiasi specie, finita con un misero "No, ciao, scusa, arrivederci".

Inizio a farmi un'idea negativa del luogo, quasi come se lo stereotipo del festival di musica elettronica droga-centrico mi fosse crollato addosso e puntuale. Ma poi vengo rapita dalla musica.

Da quel momento inizio a vedere chiaramente la situazione: la droga è un contorno di tutto il festival, ma non è il minimo comun denominatore degli spettatori. Anzi. Ciò che principalmente muove anime e piedi di quelle strane creature che sono gli esseri umani è un motore addirittura più assurdo di una ciabatta pensante, si tratta semplicemente di ritmo. Di note. Di musica.

Mi lascio trasportare da bassi e melodie, come se fossi ancora nel Po. Per primo arriva un gruppo che tutti definiscono come trasversale, i Battles. Un mix tra post-rock ed elettronica con pochi precedenti, un live che alimenta la folla in modo singolare. Per la prima volta vorrei davvero muovermi per gustare davvero il senso del ritmo. Arrivano poi sonorità più pure, che vanno da qualcosa simile all'etnico fino alla (da me non molto apprezzata) techno di Four Tet.

La folla aumenta poi a dismisura, anche tra noi ciabatte, per l'arrivo di Thom Yorke, cantante dei Radiohead. Tre enormi schermi proiettano immagini e grafiche mozzafiato, e la voce dell'artista sembra per un attimo placare gli animi della sala, elevando l'atmosfera a qualcosa tra il metafisico e l'onirico.

Gli animi vengono poi riaccesi dall'arrivo di Jamie xx, con un djset che spazia dalla disco al tribale, fino a raggiungere l'apice della perfezione nel finale, in un'esplosione di colori e suoni.

E per ore, intere ore, tutto il negativo della sala si è semplicemente sublimato nella musica. Per un attimo ho creduto che anche gli uomini e le ciabatte si fossero trasformati in note e colori. Anche il napoletano che vendeva l'emmeddì.

Vengo raccolto tra le ceneri del concerto da un gruppo di ragazzi. Li accompagno (non proprio volontariamente) nei bagni chimici, dove è difficile capire il reale confine tra le chiazze di vomito e la vegetazione. Dopo essere stata lanciata come un frisbee per una mezzora, vengo scagliata lontano, finendo per caso in un canale.

La sensazione di pulito e leggerezza dell'acqua mi sono mancate, ma credo che l'esperienza al Ciab2Ciab mi sia servita.

Ho, a mio modo, rivalutato il genere umano. Riesce ancora a divertirsi e a vivere le situazioni che riesce a crearsi anche senza l'ausilio di altra roba, con un po' di volontà. Il divertimento può ancora non essere, necessariamente, un qualcosa di sintetico. E a tratti ho visto molta gente drogarsi di sola musica durante la serata, e non mi è affatto dispiaciuto constatarlo.

Anzi.