Episodio 2.10: Inside Out

Rocco D'Ingillo
di Rocco D'Ingillo
Lo spoiler, Seconda Stagione
05 novembre 2015

Episodio 2.10: Inside Out

Sono stato nella lista testa di Ignazio Marino. Purtroppo

Sono praticamente tre settimane che ogni volta che vedo o sento nominare Ignazio Marino mi intristisco. E a dirla tutta più passa il tempo e meno riesco a capire lui e la situazione in cui si ritrova Roma. A volte mi ricorda il periodo rivoluzionario di Tsipras in Grecia, con quell'andamento oscillatorio che andava continuamente dalla speranza all'insoddisfazione, dall'eroismo di Varoufakis agli accordi deludenti con la Merkel.

A tratti le storie di Marino e Tsipras si somigliano, almeno politicamente: due politici anomali, caratterizzati da un forte senso di onestà e rinnovamento, entrambi schiantatisi contro lo zoccolo duro di una politica vecchia e attaccata all'affarismo e al compromesso necessario, quella che negli anni ha reso la parola "democrazia" un involucro grazioso ma vuoto, con un significato sempre meno definito in modo univoco.

Il giorno in cui Marino ha ritirato le dimissioni in molti si sono illusi che l'instabile situazione romana sarebbe potuta cambiare, ma sono bastate meno di 24 ore per portare alla dimissione di 26 consiglieri, con conseguente sfiducia all'ormai ex-neo-ex-sindaco di Roma.

Dire che è stato un periodo confuso per la Capitale è un eufemismo, motivo per cui la domanda che mi sono posto fin troppo spesso nelle ultime tre settimane è stata: "Che minchia succede nella testa di Marino?"

Forse ho ripetuto la domanda davvero troppo spesso, perché durante un'intervista in tv all'ex-neo-ex-sindaco, un qualche fenomeno paranormale mi ha catapultato in un luogo oscuro e pieno di schermi e bottoni, che poco dopo si è rivelato essere proprio la testa di Marino.

Sì, un po' come Inside Out, ma molto più incasinato. A dirigere le emozioni del sindaco decaduto ho trovato i 5 protagonisti del film Pixar: Gioia, Paura, Tristezza, Rabbia e Disgusto. Con leggerissime modifiche. Difatti, tutti e 5 avevano sembianze decisamente più familiari.

Gioia aveva esattamente le stesse sembianze di Marino, ma era stato rinchiuso in una cella. Aveva addosso ancora la fascia da sindaco e continuava a urlare "Daje!", come se non si fosse reso conto di trovarsi in trappola, fuori dai giochi. Paura era un mostro a due teste, con le sembianze di Alemanno e Casamonica, che continuava ad alternare parole come "re di Roma" e "politica" con fare borioso, ostentando meriti e pregi contestabili.

Rabbia aveva le sembianze di Grillo, che continuava ad urlare "basta!" a destra e a manca, rinfacciando allo stesso Marino i molteplici errori commessi durante la sua breve esperienza da sindaco di Roma, gridando a gran voce proposte per candidati pentastellati come futuri sindaci della Capitale.

Ma quelli che più mi hanno colpito sono stati gli ultimi due: Tristezza e Disgusto. Se ne stavano entrambi in due angoli bui della stanza, le cui luci diventavano sempre più frenetiche e intermittenti.
Mi sono avvicinato prima a Tristezza, alias Matteo Renzi. Parlava di Pd e coltellate, di tradimento e congiure, fissando una foto di Giulio Cesare e Marco Giunio Bruto che giocavano a golf. Era smarrito, politicamente e umanamente.

Mi sono pian piano allontanato dai deliranti monologhi di Tristezza, ma sono scivolato su una pozza di vomito. Quando mi sono voltato, ho guardato in faccia Disgusto. Un vecchio uomo incappucciato, con uno specchio al posto della faccia, e un'apertura in basso da cui continuava a fuoriuscire vomito. L'ho osservato a fondo, fissando in realtà nient'altro che il mio stesso volto.
Il vomito in cui mi sono ritrovato era composto da una specie di gelatina, non contenente però sostanze organiche, ma ritagli di giornale, scontrini strappati e altro materiale poco decifrabile.

Ad un certo punto, Disgusto ha smesso di vomitare e mi ha sussurrato, ansimante:

"Ho sbagliato spesso, nella mia vita. Politicamente mi sono rivelato una frana, lo ammetto. Errori numerosi e grossolani sparsi qua e là non potevano che comportare critiche e poca fiducia. Ma non è proprio per quello che continuo a vomitare. È per la guerra mediatica che mi si è rivoltata contro, per essere stato attaccato e sfiduciato dal mio stesso partito. Forse ho fatto un'indigestione di vecchia politica."

Un violento conato l'ha interrotto, e ha rigettato quel flusso di informazioni nella mia direzione.

Subito dopo mi sono ritrovato di nuovo a casa, con un fortissimo mal di testa. Con le idee leggermente più chiare su ciò che probabilmente accade nella testa di Marino, ma pieno di altre nuove, orribili domande. E soprattutto con un fortissimo mal di testa, di cui credo di conoscere la causa, purtroppo. Probabilmente qualcuno sta vomitando anche nella mia testa.