Domenico Mattia. La meteora canora che approdò a Sanremo

Savino Carbone
di Savino Carbone
Cultura e Spettacoli, Video
11 novembre 2015

Domenico Mattia. La meteora canora che approdò a Sanremo

La storia del cantante di origini bitontine. Da Tulìlemble all'abbandono della musica

"Non ho il cavallo bianco, nè il mantello di velluto però se mi darai l'anello ciò che voglio, prima o dopo l'avrò". Cominciava - e finiva - così la brevissima e intensa avventura di Domenico Mattia sul palco dell'Ariston. Era il 1981, e il cantante bitontino partecipava a Sanremo con il brano "Tulilemble", scritto dallo stesso assieme a M. Chiodi, con gli arrangiamenti di R. Brioschi.

La storia di Domenico comincia a Bitonto, dove nasce nel 1958, ma corre subito a Milano, città che sin da piccolino lo adottò. Ed è proprio qui che, a cavallo tra la seconda metà degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, comincia a lavorare come animatore e intrattenitore. La Milano che si lasciava alle spalle il fermento culturale dei club di Viola, Teocoli, Jannacci, e si apprestava a diventare capitale economica d'Italia. Ma che comunque dava un'opportunità nel mondo della pop-music ad un giovane emigrato: nel 1980 Mattia incide il singolo "Ma... perché io non becco/Una storia rock" per la Polydor, una piccola etichetta satellite della Universal.

 

 

Il brano gli permette di girare i locali e farsi strada nella giungla del music business commerciale. Fino al 1981. Un colpo di fortuna, direbbero alcuni. Mia Martini e la sua "E ancora canto" vengono escluse a pochi giorni dalla 31esima edizione del Festival di Sanremo e Gianni Ravera, all'epoca organizzatore della kermesse, scelse Domenico. Il cantante, all'epoca appena 23enne, presentò il brano "Tulìlemble" a quello che passò alla storia come il Festival del caso Troisi. Se oggi verrebbe considerato un pop di serie C, in quegli anni l'esperimento di Domenico Mattia aveva del coraggioso. Un arrangiamento rockabilly, i cartoon synth, che all'epoca spadroneggiavano nel pop nostrano, e un motivetto molto orecchiabile erano gli ingredienti di un brano che, nonostante non avesse le caratteristiche per vincere il Festival, sarebbe potuto diventare un tormentone estivo. "Vent'anni prima dei Turu turu di Giada e Francesco e dei www.mipiacitu dei Gazosa, Mattia - si legge in un blog di musica - crea un linguaggio tutto suo per riuscire a dichiararsi all'amata e non cadere nel ridicolo: "Tulilemble blu tulilemble blu tu li lè è soltanto un modo per dirti muoio per te"".

L'esibizione di Domenico, però, resta una meteora. Passati i tre minuti dell'Ariston, il brano non accede nemmeno alla finale (quel Festival fu vinto da Alice con "Per Elisa") e, nonostante pochi mesi dopo fosse stato pubblicato sempre dalla Polydor, cade nel dimenticatoio. Domenico non sfondò nel mondo della musica e, da buon meridionale, non si perse d'animo. In poco tempo si reinventò agente immobiliare.

La musica, comunque, rimase sempre la sua passione. Nel 1987 pubblicò il singolo "Apriluscion" e nel 1988 registrò per Carosello Gaffe, un album che segna il distacco con i lavori easy degli anni precedenti. Nonostante questa breve parentesi Mattia continua a lavorare nel mondo dell'edilizia. Fino al 2008, quando, appena cinquantenne, viene stroncato da un male incurabile nella sua Milano. Consacrandosi, forse, come l'outsider più interessante della storia recente sanremese.