Debutta in prima nazionale “Chrissy delle siepi. Storia di una donna ai margini” al Teatro Don L. Sturzo di Bisceglie

Alessandra Savino
di Alessandra Savino
Cultura e Spettacoli, Video
20 novembre 2015

Debutta in prima nazionale “Chrissy delle siepi. Storia di una donna ai margini” al Teatro Don L. Sturzo di Bisceglie

In scena il complesso mondo della prostituzione attraverso gli occhi delle sue protagoniste

Un lampione che, illuminando una siepe, appare di tanto in tanto per poi svanire proiettato su un pannello bianco disposto sul fondo della scena; quasi a voler sottolineare l'alternarsi del giorno e della notte per quelle donne che, per scelta o costrizione, popolano i marciapiedi divenendo protagoniste di vite tormentate e tutt'altro che semplici. Uno spaccato sul mondo della prostituzione è stato, così, straordinariamente portato sul palcoscenico del Teatro Don Luigi Sturzo di Bisceglie, domenica 15 novembre, in anteprima nazionale. "Chrissy delle siepi. Storia di una donna ai margini" è il titolo della pièce teatrale, vincitrice del premio nazionale di drammaturgia "Giorgia Vignoli", messinscena dell'omonimo testo scritto da Tonio Logoluso che ha, inoltre, curato la regia dello spettacolo.

Attore, drammaturgo e regista di origini pugliesi, oltre a vantare eccezionali collaborazioni con Giorgio Albertazzi, Ferruccio Soleri, Leo Gullotta, Tato Russo, Pippo Franco e tanti altri, è direttore artistico della Compagnia "Teatro delle Onde". Frutto della collaborazione fra quest'ultima e la casa editrice "La Mongolfiera", "Chrissy delle siepi" nasce come co-produzione delle due realtà affiancando al debutto dello spettacolo, la pubblicazione dello stesso testo, di forte impatto emotivo, di Logoluso. Quel testo che costituisce l'essenza più profonda della pièce che vede protagoniste quattro impeccabili attrici, Ketty Volpe, Silvia Cuccovillo, Marzia Colucci e Ambra Amoruso, rispettivamente nei ruoli di Chrissy, Terry, Dada e Lena. Rappresentanti di differenti fasce generazionali, dimostrano quanto la tragicità insita nell'ambiguo mondo della prostituzione non faccia distinzioni d'età colpendo inevitabilmente donne di quaranta, trenta e, purtroppo, anche sedici anni. Ad accomunarle è un'inimitabile forza e voglia di vivere che apre lo spettacolo con una prima scena in cui le donne irrompono sul palco simulando una notte di sesso al limite tra il piacere e la violenza. Due termini che spesso per una prostituta finiscono per mescolarsi fino a non poter più distinguere l'uno dall'altro.

 

 

Sulle note dell'esplosiva "Kashmir" dei Led Zeppelin, fra urla e risate le quattro donne si divertono 'mettendo in scena' quella routine che caratterizza le loro giornate. Così, attraverso un sottile espediente metateatrale, il regista introduce gli spettatori in una storia che si tinge di giallo sfiorando tutte le cupe sfumature di queste vite di strada: dallo stupro, alla tossicodipendenza, l'assassinio, il carcere, la sofferenza per una maternità nascosta fino alla menzogna ed alla follia. Sono questi i temi che Logoluso affronta, talvolta in punta di piedi, con una delicatezza che contrasta la brutalità con cui le vite delle protagoniste vengono segnate, fino ad essere talvolta spezzate, da uomini contro cui finiscono per l'essere indifese ed impotenti. Ognuna ha una storia da raccontare, prima fra tutte Chrissy, perno e filo conduttore della narrazione, colei che conosce ogni sfumatura del sacrificio, che non ha potuto rivelare a Lena, fragile e troppo giovane per resistere ai colpi di un mondo così difficile, di essere sua madre e di aiutarla a 'sopravvivere'. Nonostante tutto è lei, Chrissy, che, come recita più volte nel corso della rappresentazione la voce fuoricampo della grande attrice Piera degli Esposti, "dice che nella vita c'è sempre una buona ragione per vivere". Anche quando, finita in carcere perché accusata dell'omicidio di uno degli uomini più temuti dalle prostitute, riceve la notizia della morte, per overdose, di Lena e, perdendo la ragione, trova consolazione in un ripetitivo ed ossessivo dialogo-monologo con il maresciallo dei carabinieri al quale rivela il legame che la univa alla giovane e che custodiva come segreto.

 

 

Un viaggio nell'universo della prostituzione spogliato, tuttavia, dai suoi clichè tradizionali al fine di mettere a nudo l'anima e l'eccezionale personalità che si cela dietro queste donne. A fare da sfonda a tutto ciò una scenografia, ideata e realizzata da Amedeo Russi, sobria ed essenziale, costituita da tre scale, ciascuna di cinque gradini, disposte quasi a formare un vulcano al centro della scena. Nessun aspetto scenico lasciato al caso, compresi i costumi, scelti da Logoluso, che suggeriscono l'ambientazione anni '80 della vicenda, si pensi ai pantaloni a zampa di elefante, e le musiche, quasi tutte di estrazione celtica che marcano stati d'animo ed emozioni. Emblematica la coreografia danzata da Lena in un momento di monologo sul bilancio della sua esistenza sul brano "Shine", cantato da Mary Black. Atto liberatorio dei tormenti interiori di una sedicenne finita sulla strada, la danza diviene il più adeguato strumento d'espressione. Un testo che potrebbe apparire in un primo momento tutto al femminile ma che in realtà non trascura la figura maschile ed il confronto fra i due universi. Punto di congiunzione è, infatti, Elvio, unico uomo in scena nei panni di colui che, spacciandosi per 'protettore', finisce con l'essere responsabile delle tristi sorti di ciascuna delle quattro protagoniste.

Uno spettacolo, quello che ha debuttato la scorsa domenica, capace di mettere in luce la persona, l'essere umano che si cela dietro quella che al giorno è divenuta una vera e propria 'maschera' che spesso le donne indossano costrette a rivestire un ruolo, quello della prostituta.