Cassano allo Jonio. Francesco Savino Grand'Ufficiale dell'Ordine Equestre

di La Redazione
Cronaca
25 novembre 2015
Photo Credits: Andrea Melato

Cassano allo Jonio. Francesco Savino Grand'Ufficiale dell'Ordine Equestre

Il vescovo entrerà nell'Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme il prossimo 5 Dicembre

Monsignor Francesco Savino sarà insignito della carica di Grand'Ufficiale dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. La notizia è arrivata nelle scorse ore, quando un portale online ha ufficializzato la data della cerimonia di investitura dei nuovi Cavalieri dell'Ordine.

Tra questi, appunto, il Vescovo di Cassano alla Jonio. Savino sarà, assieme al collega della diocesi di San Marco Argentano-Scalea, a essere investito a Cavaliere col grado di Grand'Ufficiale, durante una cerimonia che sarà celebrata, il prossimo 5 Dicembre, da monsignor Raffaele Nunnari, arcivescovo metropolita emerito dell'Arcidiocesi metropolitana di Cosenza-Bisignano e Grand'Ufficiale e Priore della Sezione dei Bruzi dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Nato nel Medioevo, l'Ordine Equestre attualmente collabora per sostenere con varie iniziative la Terra Santa ed in particolare il Patriarcato latino di Gerusalemme, con attività socialmente utili come la manutenzione di asili, scuole, ospedali, chiese, seminari, l'istituzione di borse di studio per studenti bisognosi e particolarmente meritevoli.

Francesco Savino, da quando ha abbandonato la Basilica dei Santi Medici lo scorso Maggio, continua a far parlare di sè. È delle scorse settimane una lunga intervista a Il Manifesto, in cui si è schierato apertamente contro le trivelle nel Mediterraneo e la xenofobia. "L'intolleranza xenofoba nasce dal timore di perdere il potere sulle nostre cose, sui nostri diritti, sulla salute e la sua difesa. Quando il diverso è lontano da me e posso guardarlo a distanza, posso tollerarlo ma se si avvicina e corrompe il mio spazio vitale, allora non mi va più bene. Quello che è mio non si tocca - aveva dichiarato a proposito dei migranti - Ma la chiusura di difesa, di me stesso e della mia vita, delle mie prerogative, ci chiude in un egoismo asfissiante in cui ciascuno rischia di soffocare e di rimanere vittima di violenza".