'Capire le violenze integraliste attraverso la letteratura'

di La Redazione
Cultura e Spettacoli
27 novembre 2015

'Capire le violenze integraliste attraverso la letteratura'

Felice Florio ha pubblicato un piccolo pamphlet sul rapporto tra violenza e prosa nel mondo arabo

È possibile un'ermeneutica degli estremismi partendo dalla letteratura? Felice Florio, giovane laureato in Lettere, ha cercato di rispondere alla domanda con un piccolo pamphlet, "Parigi 13 Novembre: Sangue, morti, caos. La letteratura araba ci spiega perché", pubblicato nelle ore successive gli attacchi del 13 Novembre in Francia, disponibile su Amazon in versione eBook, partendo dall'analisi di alcuni testi del mondo arabo legati in qualche modo alla storia bellica del popolo islamico.

Un saggio che rischia di risultare superficiale e di parte agli occhi di un attento osservatore, ma che Amazon ha presto incoronato tra i best-selling nella categoria ebook in Italia. Vuoi un costo abbastanza ridotto (per qualche giorno è stato anche diffuso gratuitamente) e una forma molto agevole, ha fatto presa su molti all'indomani delle stragi di Parigi. Di certo non il saggio definitivo sull'argomento, ma un modo come un altro per capire come i nativi digitali, che riconoscono nell'integralismo il vero pericolo alla pace in Occidente e Medio-Oriente, guardano all'ascesa del potere del Daesh.

 

Felice, spiegami un po' la storia di questo testo. Mi pare sia la tua tesi di laurea, integrata e auto-pubblicata nelle ore seguenti la strage di Parigi. Vero?

La mia tesi di laurea si basa su uno studio di tutta la letteratura araba, dal VI secolo pre-islamico sino al XXI secolo. All'interno di quest'arco temporale immenso ho individuato tutte le opere con inclinazioni belligeranti; le ho analizzate sotto una chiave letteraria, sociologica e filologica, per poi cercare di comprendere come questi testi inneggianti alla violenza o, viceversa, pacifici possano aver segnato il sentire comune dei musulmani riguardo la guerra. In qualche forma anticipavo nelle conclusioni una sorta di incedere delle violenze in nome del Jihad, qualora non si fosse operata una propaganda, una diffusione concettuale della pace nelle popolazioni islamiche Con i fatti di Parigi, assistendo al verificarsi di un'ulteriore violenza in nome di Allah, ho rimodellato la mia tesi per renderla fruibile ai più, per fornirle un'appetibilità maggiore attraverso semplificazioni ed elisioni filologiche e ho deciso di pubblicarla. Continuando a credere che la letteratura sia il grande manifesto e in essa convoglino tutte quelle micro-scienze che stanno alla base degli studi sociologici, come politica, economia, storia, scienza.

Riguardo la pubblicazione, per evitare le lungaggini dell'editoria tradizionale e per sperimentare il sistema di auto-pubblicazione, ho scelto di essere per una volta l'editore di me stesso attraverso la piattaforma fornita da Amazon.

Capisco le intenzioni di rendere più fruibile la tua opera, ma il rischio di un'operazione di analisi fatta in questo modo è che si arrivi a semplificazioni devianti. Vorresti farmi qualche esempio più concreto che avvalla le tue tesi?

Sarebbe deviante parlare di semplificazione perché il testo presenta molteplici asperità, a partire dalla specificità lessicale dell'arabo. Piuttosto che di semplificazione sarebbe giusto parlare di decentramento di focalizzazione. Mi spiego più dettagliatamente: anzichè perseverare nel campo dell'analisi filologica, ad esempio nella trattazione dei vari codici ed errori di trasmissione degli Hadith, testi sacri che insieme al Corano compongono la Sunna, ho impostato il focus sui risvolti sociali dei vari testi sacri. Quindi ho snellito il testo per ciò che concerne gli studi tipicamente accademici, riservando più spazio ai contenuti, alle implicazioni sociali e ai precetti della religione islamica.

Hai inserito una parte dedicata interamente ad Osama Bin Laden e agli avvenimenti immediatamente successivi all'11 Settembre.

In Italia c'è tanto materiale sulla'Osama Bin Laden capo di un organizzazione fondamentalista. È possibile trovare in lingua italiana interviste, libri che riguardano Bin Laden politico, la famiglia di Osama e i loro affari economici con i reali sauditi. Tuttavia è impossibile trovare informazioni e studi che riguardano un lato altrettanto importante della personalità di Bin Laden, il suo sentirsi profeta. Il motore del proselitismo di Al Qaeda risiede nella peculiare inclinazione poetica del terrorista, nelle sue fatwa emesse per ingraziarsi le frange più scontente degli islamici e rinfoltire così le schiere di mujihaidin. Dunque ho cercato di collazionare le sue opere e i poemi più rari di Bin Laden, tradurli dall'inglese e dell'arabo per poi poterli donare alla letteratura italiana, fino ad oggi carente.

 

Il booktrailer a cura di Felice Florio, Maurizio Marinelli e Rocco Di Liso

 

Di contro, però, c'è tutta una letteratura contraria. Penso ai filosofi arabi come Avicenna e Averroè, che hanno portato un grosso contributo al pensiero, soprattutto in Occidente.

Certo, come darti torto. Però capirai bene che il mio studio non riguarda la letteratura araba in toto, bensì la letteratura araba di guerra. Ho approfondito quel campo per l'urgenza del contingente. Per semplificare, mi sono chiesto: il mondo arabo e islamico è attraversato negli ultimi anni da guerre che sembrano inarrestabili, si può rintracciare una causa nella letteratura araba o, per assurdo, il mondo arabo che raramente ha vissuto momenti di pace ha influenzato a tal punto la letteratura da intriderla di tinte rosse di sangue e violenza?

Quale è la tua posizione sui rapporti tra islam e fondamentalismo, alla luce degli ultimi attacchi?

Qui il discorso si farebbe troppo lungo e complesso. Per fare una summa posso dirti questo: tutte le religioni antiche hanno nel loro bacino un fermento di belligeranza, cristianesimo ed ebraismo in primis. Le società in cui queste religioni hanno dilagato, tuttavia, hanno conosciuto un tale progresso economico e culturale da far tendere i testi sacri a delle interpretazioni più che a delle letture prive di senso critico. All'interno della chiesa cattolica i rinnovamenti avvengono a una velocità che per l'Islam è impensabile sia per il sostrato culturale diverso dell'"Occidente", sia perché nell'Islam manca una figura o un organo che sia a capo dei credenti, come può essere il Papa o un concilio ecumenico.

Quindi è vero, nell'Islam è presente una vena belligerante importante, ma nella Turchia più moderna (vedi la parte occidentale di Istanbul) difficilmente si troverebbe un ragazzo favorevole al Jihad. È tutta una questione di cultura, di evoluzione della società. Sono sicuro che se i governi occidentali facessero o meglio avessero fatto nei decenni una guerra di cultura combattuta con i libri e bombardamenti di sapere scientifico, oggi e domani il fondamentalismo non avrebbe trovato terreno fertile sul quale attecchire. D'altronde il binomio innegabile è kamikaze-ignoranza. Sono casi rari e isolati quelli di attentatori che abbiano mai letto un libro per intero, sia esso il Corano o Madame Bovary.