Racaniello. Lo scoutman di volley made in Bitonto

Massimiliano Dilettuso
di Massimiliano Dilettuso
Sport
02 ottobre 2015

Racaniello. Lo scoutman di volley made in Bitonto

Intervista al tecnico bitontino. Dagli esordi in città alla Men's World Cup

A volte, non bisogna spostarsi di molto per trovare una bella storia di sport. In alcuni casi, sono più vicine di quanto immaginiamo. Un è Francesco Racaniello, 31enne bitontino, divenuto da poco "scoutman" della nazionale maschile di volley del Venezuela dopo una lunga trafila nel volley professionistico nostrano.

Francesco inizia la sua carriera nella stagione sportiva 2005/2006 in qualità di vice-allenatore della VolleyBall Bitonto in Serie C per poi diventare, dopo due anni, lo "scoutman" dell'Atletico Bari in Serie B1. Presta servizio per due squadre di Gioia del Colle: prima per la Nava Gioia del Colle in Serie A2, in seguito per la Pallavolo Joya del Colle nuovamente in serie B1.

Nel 2011, riceve il suo primo incarico fuori regione a Corigliano Calabro nel Caffè Aiello Corigliano e, dopo una breve parentesi in Calabria, prende parte alla trionfante annata per gli irpini della Sidigas Hs Atripalda di Avellino vincendo la prestigiosa Coppa Italia di Serie A2. Dopo il biennio in Campania, si trasferisce in Francia e affronta il difficile campionato di Serie A1 Francese con la Asul Volley Lyon fino alla scorsa stagione sportiva dove è protagonista di un discreto campionato dell'Altotevere Città di Castello, arrivato settimo in Serie A1.
A settembre di quest'anno partecipa alla "Men's World Cup 2015" in Giappone con il ruolo di "scoutman" del Venezuela (mondiale terminato in malo modo dopo la disfatta contro l'Italia per 3-0 a favore dei nostri connazionali).

 

 

Come si è approcciato al mondo del volley?
Ho conosciuto il mondo del volley sin da piccolo visto che, in famiglia, tra cugine e sorella, tutti praticavano pallavolo. Però, l'episodio che mi ha colpito veramente è stata una partita dei playoff tra Bitonto e Squinzano valida per accedere in Serie B1. Perdemmo quel, ma fu davvero emozionante vedere un palazzetto dello sport pieno in ogni ordine di posto.

 

Molti, come lei, vorrebbero trasformare il proprio hobby per il volley in un lavoro ma, certamente, oltre ai pregi ci sono dei difetti nel suo mestiere. Illustraci quali, secondo lei, sono i principali pregi e difetti del suo incarico.

I pregi sono tanti, come anche i difetti. Ho conosciuto tanta gente in giro per l'Italia, l'Europa e, ultimamente, il mondo vista l'esperienza in Giappone. Le emozioni che questo sport regala sono veramente tante e sono il motore per continuare a lavorare in maniera sempre più dura. Anche questo incarico ha, ovviamente, dei difetti. Credo che le partenze e la lontananza dai propri cari costituiscano una nota dolente nel mio mestiere. A volte ti manca davvero tutto.

 

In un match disputatosi durante la "Men's World Cup 2015" in Giappone, il suo Venezuela ha affrontato l'Italia. Cosa ha provato nel corso della partita quando era "costretto" a tifare un'altra nazione e non il suo paese?

Le emozioni durante una partita del genere sono contrastanti, ma lavorare ad alto livello implica anche l'essere estremamente professionale. Quindi, dopo l'inno di Mameli, mi sono tuffato immediatamente nella partita considerandoli avversari come gli altri.

 

 

Può vantare una grande carriera che l'ha portato a tagliare alti traguardi come la Serie A1 ed ha, perfino, disputato un mondiale da scoutman del Venezuela. A cosa ambisce ora per il proseguo della sua carriera?
Per il prosieguo ambisco a diventare un allenatore che possa dare tanto a questo movimento considerando anche la fortuna che ho avuto nell'affiancare allenatori veramente preparati.

 

Nello staff del Venezuela i tre posti riservati agli allenatori sono attualmente ricoperti da tre pugliesi Vincenzo Nacci, Antonello Andirani e da lei. Quali particolarità della nostra terra portate in campo? Ed è per voi difficile approcciarvi con i giocatori visto che non condividete la stessa lingua e cultura?

Vincenzo e Antonello ed io, in Venezuela ed in seguito in Giappone, abbiamo cercato di portare una mentalità pallavolistica italiana dove si lavora in una certa maniera sotto il punto di vista tecnico, tattico e fisico. Portiamo con noi la voglia di far bene che contraddistingue la nostra terra, infatti, tutto il lavoro fatto è stato spesso ricambiato dalle prestazioni encomiabile del Venezuela.

 

Infine, quale consiglio vorrebbe dare ai giovani che desiderano, come te, entrare nel mondo dello sport professionistico ma, spesso, sono sconfortati perché vivono in paesi come Bitonto dove lo sport è molto attivo ma non in ambito professionistico?

Bitonto potrebbe essere un ottimo trampolino di lancio per le nuove leve vista la tanta buona volontà che il nuovo gruppo di ragazzi ci sta mettendo nel nuovo progetto di rilancio della pallavolo nella nostra città. A mio parere a questa buona volontà, andrebbero affiancati sponsor motivati affinché si possa pianificare un progetto che punti sui giovani e sulla formazione di tutte le figure professionali che collaborino per la loro crescita. Se veramente si vuole raggiungere un traguardo, consiglio, di non mollare mai nonostante tutti gli ostacoli che si possono incontrare durante il proprio cammino. Bisogna percorrere un passo alla volta e un gradino alla volta per poi giungere alla vetta.