Migranti in Consiglio Comunale

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Esperia
05 ottobre 2015

Migranti in Consiglio Comunale

In margine agli ultimi spostamenti in seno allo scacchiere di Palazzo Gentile

L'ultimo sommovimento in ordine di tempo è quello che riiguarda Gala, PSI, che nel corso dell'ultima seduta si è unito senza colpo ferire ad un'iniziativa tutta politica del dem Franco Natilla. Ma gli spostamenti e le migrazioni di voto in Consiglio Comunale, nelle ultime settimane, sono stati numerosi. Certificato per ultimo, il salto della staccionata dell'ex vendoliano Rutigliano, passato tra le fila del Pd senza spiegazione alcuna.

Eppure non mancano segnali anche in direzione opposta. Il più noto riguarderebbe la fronda democratica rappresentata da Gaetano De Palma, che negli scorsi giorni ha visto aumentare vertiginosamente le sue quotazioni per il seggio di Presidente del Consiglio espresso dalla maggioranza. Un'opzione questa, che tuttavia non riunirebbe tutti i consensi del corno sinistro dell'emiciclo, esponendo la coalizione del sindaco Abbaticchio al rischio di nuovi distinguo e rischi di scissioni. Un quadro complicato, insomma, con un ventre molle di consiglieri seduti nel centro, dai Carelli ai Maiorano, di cui è raro riuscire a percepire con nettezza lo schieramento politico, e che sembrano costantemente esposti al capriccio del vento politico.

C'è un aspetto di questo confuso nomadismo consiliare che continua a suscitare domande, e rigurda il coinvolgimento degli elettori. AI margini di dinamiche che spesso non sono perspicue nemmeno ai protagonisti della vita di Palazzo Gentile, i cittadini assistono da lontano alle migrazioni dei loro eletti, come se non ci fosse più alcuna relazione tra il mandato che loro hanno espresso e le decisioni di schieramento dei rappresentanti. Una volta lo si sarebbe chiamato trasformismo. Oggi assomiglia di più alla ricerca del riparo più garantito, una sorta di corsa sotto la pioggia al si salvi chi può.

La gran disinvoltura con cui si vivono provvisori quanto definitivi cambi di casacca sembra essere legittimata dalla sola autoreferenzialità con cui i consiglieri interessati interpretano il proprio mandato; quando va bene, anche dalla discussione più o meno vivace in seno alle segreterie politiche, cui costoro reputano al massimo di dover rispondere.

E se in questi giorni il terreno di battaglia sembra essere costituito primariamente dalla seggiola di Presidente dell'assise, che le ultime indiscrezioni vorrebbero anch'essa migrante, in ordine ai capricci di questo e quel consigliere, la partita alla lunga può essere più radicalmente quella della disaffezione politica degli elettori. O forse no. Forse l'autoreferenzialità nasce proprio dal sentimento autoassolutorio di delega con cui i cittadini vivono le dinamiche politiche, che si trasforma nel più volgare laissez faire. Tutto è consentito perché, in fondo, non importa nulla a nessuno. Perché si tornerà a votare in base alle conoscenze e alle cordate di interessi e "mestieri". Nulla di nuovo sotto il sole.