Lama Balice. Si discute sul futuro

Savino Carbone
di Savino Carbone
Cronaca
07 ottobre 2015

Lama Balice. Si discute sul futuro

La volontà è trasformare il Parco in un polo turistico. Ma i limiti dell'operazione sono tanti

Può Lama Balice trasformarsi in un polo turistico spendibile sul mercato? Sono in corso, in queste settimane, i forum pubblici per la redazione del programma che porterà il Parco Regionale di Lama Balice alla candidatura all'Europarc Federation.

L'obiettivo dei tavoli di concertazione è vagliare le proposte che arrivano da enti locali e soprattutto dal mondo delle associazioni. Per redigere, quindi, una Carta del Turismo Sostenibile e mettere in rete il Parco con le principali realtà agro-rurali europee.

L'elemento centrale della Carta - secondo i principi che regolano la redazione del documento - è la collaborazione tra tutte le parti interessate a sviluppare una strategia comune ed un piano d'azione per lo sviluppo turistico, sulla base di un'analisi approfondita della situazione locale. L'obiettivo è la tutela del patrimonio naturale e culturale e il continuo miglioramento della gestione del turismo nell'area protetta a favore dell'ambiente, della popolazione locale, delle imprese e dei visitatori.

D'altro canto l'importanza crescente di uno sviluppo turistico sostenibile, come tema d'interesse internazionale, è già stata sottolineata dalle "Linee guida per il Turismo Sostenibile Internazionale" della Convenzione sulla Diversità Biologica a cui la carta dovrebbe ispirarsi.

I limiti di un'operazione di questo tipo, tuttavia, sono evidenti. Buone intenzioni a parte, il Parco Regionale è un ente che, al momento, rimane tale solo sulla carta. Considerato che tra le direttive principali da seguire in questa operazione c'è la creazione di una identità precisa, Lama Balice rimane indietro. Non esiste una matrice identitaria univoca, né a livello geologico né, soprattutto, a livello burocratico. Sin dalla nascita il Parco è stato retto da organigrammi che comprendevano al proprio interno assessori, funzionari, tecnici dei Comuni interessati. La stessa sede di Villa Frammarino è semi-abbandonata. Sotto il profilo della promozione, poi, programmi e interventi nel Parco sono stati lasciati al caso: le varie iniziative susseguitesi nel tempo sono state appannaggio di azioni volontarie ed estemporanee da parte dei gruppi ambientali.

Il nodo principale, comunque, rimane quello legato al risanamento dell'area. Complici le ormai costanti piene del torrente Tiflis e alcune pratiche poco ortodosse, l'area del Parco è da considerare una zona fortemente danneggiata sotto il profilo ambientale. Se ai cumuli di rifiuti sporadici, poi, ci aggiungiamo la presenza di una discarica abusiva di grosse proporzioni sulla cui bonifica nessuno si è ancora espresso, quanto tempo e quanto denaro ci vorrà per trasformare l'area in una zona protetta?

L'iter burocratico, comunque, è partito e Comuni e Città Metropolitana intendono trasformare il Parco in un modello sostenibile, che ricalchi quanto fatto dal Parco Alta Murgia. La strada, però, rimane dura.