La poesia di Silvana Kühtz riaccende i sensi

Federica Monte
di Federica Monte
Cultura e Spettacoli
22 ottobre 2015

La poesia di Silvana Kühtz riaccende i sensi

Nei giorni scorsi è stata presentata la silloge '30 giorni una terra e una casa'

«Le parole sono piante,
deposito dei pegni,
puntuali come raffreddori,
soffitte delle promesse,
non c'è scampo per chi le separa»
SK

 

La poesia di Silvana Kühtz dona bellezza alle piccole cose restituendogli la dignità delle grandi. La silloge "30 giorni una terra e una casa" è un affascinante viaggio nella realtà dei sentimenti. Un "andare" che dura 30 giorni, 30 giorni di amore universale, collocato nello spazio temporale della non-età. «Il libro non è più mio, ma di chi lo legge» afferma l'autrice. La traduzione in inglese di Nathaniel DuPertuis consacra l'universalità del volume edito da Campanotto Editore, che nel 2014 ha vinto il Premio Alfonso Gatto per la poesia inedita.

La raccolta poetica è stata presentata lo scorso 16 ottobre presso l'Associazione Symposium, con l'introduzione del giornalista Marino Pagano che l'ha definita «insieme libera e materica. Libera perché lontana dai ritmi stantii e rancidi di ogni accademia: poesia dinamica, viva, brillante. Materica perché legata alle cose del mondo, ai riti della quotidianità, a ciò che viviamo, mangiamo, soffriamo». Le letture che la stessa poetessa ha effettuato si sono alternate con le note della sassofonista Susanna Crociani. Musica e parola intrinsecamente legate, come è nello spirito di Poesia in Azione, il progetto multidisciplinare creato dalla Kühtz per seminare poesia nel substrato umano. Il concerto sensoriale al quale il pubblico ha assistito abbraccia, riscalda e risveglia i sensi. Gli astanti vengono invitati a tenere gli occhi chiusi, a prendersi per mano, a concentrarsi unicamente sull'udito. Così la poesia - che «non è colaticcio di rime»- ha la strada spianata: stordisce e incanta.

«Qualcuno ha scritto che la poesia non va chiarita o spiegata, che è misteriosa e chiara allo stesso tempo. Ebbene, le liriche di Silvana Kühtz hanno questa meravigliosa qualità: che, dopo averle lette, si ha voglia di rileggerle per quella rara armonia creata dalle parole, modulate in modo da rinnovare le vibrazioni del cuore e della mente» afferma la critica di Lizia de Leo, a conclusione della serata.

Ricca di enjambement e polisindeti la poesia sembra dilatare il tempo, sembra ipnotizzare il lettore o in questo caso l'ascoltatore. Dalla "terra" prende gli odori "porta via/i discorsi e fa arrivare uno struggente profumo/ di legno di sandalo" e dalla "casa" attinge gli ingredienti domestici "mi siedo e sbuccio i limoni/e pelo le patate" che diventano il correlativo oggettivo delle emozioni. I componimenti sono pregni della tipica sensualità nostalgica che solo i grandi amori hanno: la festa dei corpi che esultano, la dittatura dell'attesa, le complicatissime liturgie del rifiuto, la malinconia della perdita, l'impotenza del silenzio e di nuovo la speranza di unirsi all'immensità dell'acqua. Nella lirica conclusiva infatti torna l'immagine del mare, sempre presente con i suoi elementi nell'intera silloge – maree, onde, spiagge, alghe, sirene – simbolo di una condizione esistenziale che terrorizza e consola, smarrisce e riconcilia.

 

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