La Sardegna raccontata nel film di Raffaello Fusaro

Alessandra Savino
di Alessandra Savino
Cultura e Spettacoli, Video
05 ottobre 2015

La Sardegna raccontata nel film di Raffaello Fusaro

Prima visione assoluta su Sky per 'Le favole iniziano a Cabras'

Chi ha detto che le favole debbano essere raccontate solo ai bambini evidentemente non ha mai ascoltato quelle in cui tutto ha avuto inizio a Cabras, narrate da Raffaello Fusaro nel suo onirico docu-film, andato in onda, in prima tv, su Sky Arte HD venerdì 2 ottobre. Noto al pubblico, ormai, come sceneggiatore ed autore teatrale, la brillante mente di origini bitontine, esordisce come regista di un lungometraggio dopo il corto "Kalif", racconto del viaggio di un ragazzo che ripercorre le sue origini fra la Puglia e l'Africa.

Questa volta Fusaro le telecamere sono state testimone di storie fuori dall'ordinario narrate in prima persona da chi ne è stato e ne è tuttora protagonista. "Le favole iniziano a Cabras", lavoro prodotto da Valentina Conti per Twelve Entertainment insieme ad Andrea Ricciardi e Marica Gungui per Albamada, ha ricevuto il sostegno della Sardegna Film Commission. E non poteva andare diversamente dal momento che quell'isola italiana dal fascino selvaggio che è la Sardegna non è solo scenografia del film ma qualcosa di più profondo. Essa è "ambientazione, protagonista e, soprattutto, pretesto", sottolinea lo stesso Fusaro, "nel senso che, in quanto isola, è un micromondo sintesi di più luoghi del mondo", e ancora "un continente che racchiude aspetti diversissimi geografici, culturali, dialettali".

 

 

Una terra scoperta dal regista già anni fa in occasione di una tournè teatrale, durante la quale ebbe modo, come lui ricorda, "di guardarla con occhi stupiti" e poi re-incontrata per un lungo periodo di lavoro insieme a Rocco Papaleo. E' stato allora che, pian piano, l'ha colto la convinzione che quei luoghi potessero essere il punto di partenza di straordinarie favole da raccontate. Questa volta il teatro, fedele compagno d'avventura di Fusaro, quel teatro d'autore che lui stesso definisce "sfondato", poiché privo della 'quarta parete', ed allo stesso tempo "sfrontato", non poteva essergli d'aiuto. Quale strumento se non la settima arte sarebbe stato l'ideale campo di sperimentazione per un progetto che fa della componente visuale il suo cavallo di battaglia.

Un susseguirsi di straordinarie immagini senza tempo, paesaggi incontaminati e lontani dall''incivile' mano civilizzatrice dell'uomo, fanno da sfondo alle vite raccontate da originali personaggi a cui la Sardegna ha dato i natali regalando il talento in una precisa arte. La musica, la scrittura, la fotografia, la moda, il teatro di ricerca, la video-arte, il cinema, la scultura, la poesia sono linfa vitale per ognuno di questi artisti. Artisti che Fusaro ha cercato e incontrato rendendoli attori-autori di un documentario che pone al centro le loro vite. "Li ho scelti cercando di trovare un equilibrio fra arti e personalità diverse capaci di raccontare ciascuna un aspetto di quella terra", sono le parole di colui che da straniero ha attraversato la Sardegna filmandone i volti che maggiormente ne racchiudono lo spirito e l'essenza più veri. L'intento è quello di "psicanalizzare il senso di una terra attraverso una categoria umana ben precisa", spiega il regista pugliese rivelando di aver percepito le inusuali, seppur ricche di fascino, esperienze di questi artisti come lenti di ingrandimento sui più remoti, celati e 'favolosi' micro-universi che la Sardegna racchiude. Emblematica, a riguardo, la storia dello stilista Antonio Marras che racconta di come la sua prima collezione d'alta moda sia stata frutto di una eredità speciale, un guardaroba di abiti d'epoca che un suo vecchio zio aveva portato dall'America e lasciato a lui una volta scomparso. Un viaggio all'interno di un laboratorio, una vera bottega d'artista, che, fra bozzetti e manichini, si fa specchio del passato e del futuro di una terra magica.

 

 

A tutto ciò si intrecciano le testimonianze di una vita vissuta per mare, quella di Gaetano Mura che ci porta sulla sua barca svelando aneddoti ed episodi che l'hanno visto protagonista lontano dalla terraferma. Un uomo costantemente ed incessantemente colto dal desiderio di scoprire il più misterioso di tutti i luoghi: il mare. Ed ancora i versi poetici di Lidia Murgia che riecheggiano fra le mute scogliere sarde, la surreale ed originale musica di Gavino Murgia, che sfrutta la sua voce quale strumento di sperimentazione artistica e la compagnia Theatre en vol. Attori, questi ultimi, che trascinano lo spettatore nel loro viaggio di ricerca, lasciandolo riflettere dinnanzi ai naturali scenari dell'isola contaminati da immobili personaggi di una picassiana "Guernica" frammentata.

Fra le favole raccontate da Fusaro spiccano poi quella di Domenico Ruiu, fotografo naturalista, e Tonino Casula, un video-artista che dinnanzi ai suoi monitor appare entusiasta come un bambino alla vista di un castello di sabbia appena costruito, una creazione che non può che renderlo orgoglioso del suo lavoro. Non meno interessanti le partecipazioni dello scrittore Marcello Fois, il musicista Paolo Fresu ed il regista Antonio Grimaldi, che hanno prestato le loro voci ed i loro volti lasciandosi trasportare in quegli scenari scoperti da Fusaro fino a divenire parte integrante di straordinari teatri naturali. L'immensità delle frastagliate scogliere, i colori surreali di spiagge al tramonto, il 'fiabesco' verde di foreste riprese dall'alto, i rarissimi e leggendari cieli stellati sono le immagini catturate dall'obiettivo della telecamera, occhio attento del regista.

I tempi di realizzazione del documentario sono stati lunghissimi: "ho girato sempre in più momenti dell'anno", dichiara a riguardo, "quasi sempre fuori stagione estiva, lontano dai luoghi turistici e a più riprese nel corso delle stagioni". Inevitabile un tipo di lavoro del genere per una scelta così accurata e studiata della fotografia che fa' da sfondo alle vite degli artisti, anima profonda della Sardegna. Ognuno di questi personaggi, secondo Fusaro, è un pezzo di quell'isola. Si pensi, ad esempio, allo scultore Pinuccio Sciola capace di intagliare la pietra creando opere d'arte sonore. Scelta non casuale quella dell'autore e sceneggiatore dalle origini bitontine che vede la Sardegna "come un'immensa scultura a cielo aperto, una roccia intagliata dal vento". Ma accanto ai panorami, elemento fondamentale del film è il suono, musiche che divengono personaggio poiché, come sottolinea Fusaro, "echi di quello che arriva negli spazi vuoti e deserti, delle parole, delle malinconie dei protagonisti".

Fra le ultime immagini del film quella da cui, paradossalmente, tutto ha avuto inizio, quella della corsa degli scalzi. Sono Is curridoris di Cabras, uomini di una comunità che, secondo un antico rito, da centinaia di anni, nel mese di settembre, corrono scalzi per dieci chilometri. Gli uomini di Cabras, quel luogo in cui le favole per Fusaro hanno avuto inizio, punto di partenza del suo viaggio in Sardegna da straniero, nonché città dal nome evocativo. Lo afferma lui stesso: "È una parola, Cabras, che ha echi spagnoli, quasi esotica, una parola che ha a che fare con la terra, qualcosa di terrigno, uno slogan onirico". Trasportarci in un sogno dal sapore mediterraneo, appunto, è quello che ha fatto Raffaello Fusaro.