Il vero senso dell’accoglienza

Carmela Loragno
di Carmela Loragno
Inchieste, Grand Refugee Hotel
12 ottobre 2015

Il vero senso dell’accoglienza

L’Intervista a Don Ciccio Acquafredda. Il parrocco ha presentato richiesta per accogliere due famiglie siriane

In una logica di pensiero che dal globale passi necessariamente al "locale", anche Bitonto è interessata, proprio in questi giorni, da un'attenta riflessione su quanto sta accadendo nel mondo. In città si comincia a pensare all'accoglienza dei profughi siriani.

Don Ciccio Acquafredda, sacerdote di frontiera, ci piace chiamarlo così, da più di 40 anni svolge la sua "missione" di prete in una zona della città, che è sempre stata molto difficile, prima di salire alla considerazione della cronaca degli ultimi due anni anche come la terra della movida bitontina.
È stato lui uno dei primi, 35 anni fa, ad accogliere i primi migranti economici dal nord Africa e successivamente i profughi della guerra dei Balcani. Ed è stato lui a mettersi in prima linea nell'accoglienza degli albanesi nei primi anni '90.

"Allo scoppio dell'emergenza albanesi – racconta – ricordo che dalla Questura arrivavano numerose le richieste di disponibilità di accoglienza per questi poveri disperati. Era un momento molto difficile, scandito da giorni concitati in cui bisognava intervenire tempestivamente per far fronte all'urgenza". Insomma, la straordinarietà e le dimensioni del fenomeno avevano attivato una catena dell'accoglienza, le cui procedure forse avevano iter più spontanei e meno cavillosi di adesso.

E ricorda come nella Parrocchia furono accolte 15 famiglie, con nuclei di 4-5 persone ciascuna: "Furono sistemate nei locali dell'ex pretura e in alcuni ambienti appartenenti al complesso di quello che era l'asilo di San Luca. Ricordo che si mise in moto in quell'occasione una grandissima e bellissima macchina della solidarietà tra i parrocchiani. Ogni giorno c'era qualcuno che portava a queste persone cibo, indumenti, medicine, giocattoli, ma anche conforto e un sorriso che spesso vale più di ogni altra cosa".

Alcune di queste famiglie poterono poi raggiungere il nord Europa, altre ritornarono a casa – dopo qualche anno con una situazione migliore, e due famiglie si stabilirono qui, a Bitonto, dove hanno cominciato una nuova vita.

"Ora, come allora, si è chiamati ad accogliere – spiega Don Ciccio riprendendo l'invito del Papa di qualche settimana fa – Non possiamo restare sordi al richiamo di una cristianità autentica e abbiamo fatto richiesta per accogliere due famiglie siriane qui nella nostra Parrocchia". E continua: "E' importante però che l'accoglienza sia programmata e studiata a monte. Non basta far venire queste persone qui. È necessario capire come fare per permettere loro di integrarsi perfettamente e di essere autosufficienti dopo un primo periodo di assistenza. Chiederò a tutte le parrocchie di dare il proprio contributo in questo. Ognuno può fare qualcosa per permettere a queste famiglie di essere accolte nel migliore dei modi".

Eppure le cose sembrano essere cambiate rispetto al passato. Quella macchina della solidarietà che iniziò a muoversi negli anni '90 in favore dei profughi albanesi e che vide la partecipazione attiva della cittadinanza, incontra alcuni intoppi. Primo fra tutti la diffidenza, che è figlia della paura, aumentata da parte di certa parte dei bitontini ad accogliere gente di cultura e religione differente, ma soprattutto il timore di quei "poveri" della città di vedersi sottratti gli aiuti e quell'attenzione alla propria situazione che, in certi casi, è davvero disperata.
Il rischio, insomma, è che certa parte della gente bitontina non sia "pronta" e disposta a capire questa necessità di far fronte ad un dramma che nasce da una guerra e che, a ben riflettere, è un dramma che anche noi italiani abbiamo vissuto qualche generazione fa.

Allora, l'appello di Don Ciccio è quello di farsi popolo di vera accoglienza, che significa "recuperare un spirito cristiano autentico, avere animo pronto ad abbracciare l'altro, annullando le distanze culturali, religiose e geografiche, per ritrovarsi in un'unica dimensione di umanità".

 

Leggi il reportage dal Cara di Bari-Palese

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