Il lavoro nero nell’Apologia del porco di Marco Di Pinto

Federica Monte
di Federica Monte
Cultura e Spettacoli
03 ottobre 2015
Photo Credits: Led Giovinazzo

Il lavoro nero nell’Apologia del porco di Marco Di Pinto

Il libro è stato presentato nei giorni scorsi a Giovinazzo

"Apologia del porco" è il libro scritto del pugliese Marco Di Pinto, presentato lo scorso 27 settembre a Giovinazzo al Tramp BeerDrink in piazza Vittorio Emanuele. L'evento organizzato dall'associazione LED Giovinazzo è stato arricchito dalla presenza del poeta e scrittore Piero Sansò che ha letto alcuni brani del romanzo.

Prodotto dalla casa editrice I Sognatori, l'Apologia narra le vicende di Gianni Lovino, un uomo comune che come tanti lavora in un'azienda del Sud in condizioni raccapriccianti. L'imprenditore per cui lavora – il porco appunto – è un uomo rozzo, arrogante, arrivista, osannato da quanti vedono in lui un benefattore. La triste vicenda del lavoro nero, degli straordinari non pagati, dei finti licenziamenti al sud diventa oggetto di narrazione. Il protagonista subisce con frustrazione l'intera vicenda, limitato dalle responsabilità, dagli obblighi sociali e familiari. Il suo comportamento gentile fa da contrasto all'ambiente sfrontato in cui vive. Nonostante sia immerso in un contesto omertoso, riuscirà a ottenere la sua rivincita.

L'ironia dissacrante è il mezzo utilizzato dallo scrittore per descrivere una situazione in cui è facile riconoscersi. Non mancano le riflessioni sullo status-quo del meridione e sull'idea, radicata in molti, che se esiste una legge, debba sussistere anche il modo per aggirarla. Il silenzio dei dipendenti divisi tra devozione e sdegno fa da cornice ad un argomento delicato. La riflessione giunge forte, stemperata dall'umorismo.


Questa situazione di inettitudine, questo lavoro frustante, mi ha ricordato Una vita di Italo Svevo. Come si combatte l'inettitudine?
I fattori che la determinano, sono tanti. L'estrazione sociale, la situazione famigliare. Non è semplice combatterla, la si può contrastare con il confronto, l'informazione, mettendosi in discussione.

Che legame c'è tra "Opinioni di un clown" di Heinrich Böll e la tua apologia?
Il protagonista del mio libro legge "Opinioni di un clown", che critica aspramente la classe borghese. Non volevo tanto evidenziare la critica al sistema quanto la sofferenza del protagonista che non tollera la realtà borghese bigotta, chiusa, in cui vive. Le stesse sensazioni sono provate da Gianni che subisce la sua realtà con una sorta – come mi hai suggerito- di inettitudine. Gianni si identifica con il clown che parla, s'arrabbia ma non agisce. Il mio romanzo critica la vigliaccheria, il timore.

Qual è l'Apologia del porco?
Ci sono due potenziali apologie nel romanzo. Il porco trionfa, perché difeso in due momenti: dal padre di Gianni e dal protagonista stesso che lo difende sarcasticamente.

Chi rimane è coraggioso o vigliacco? Marco cosa farebbe?
Marco lo scrittore è stato sicuramente più vigliacco che coraggioso nel restare. È il classico meridionale che non avrebbe mai abbandonato il mare, gli amici, le uscite serali. Non sarebbe mai andato via, Marco appartiene alla categoria dei vigliacchi.

Come si scrive un libro?
Bisogna innanzitutto leggere una marea di libri. Imparare senza imitare. Bisogna crearsi un proprio stile, traendo spunto da quello che più piace. Una volta racconta l'idea, è essenziale farsi consigliare da persone del campo. Il mio editore, per esempio, mi ha aiutato nell'eliminare delle pecche. Grazie a lui ho scritto un libro che è piaciuto in primis a me. In passato ho scritto solo racconti brevi, con il romanzo bisogna fare attenzione. Tutte le parentesi che si aprono devono essere chiuse.

Quali sono i progetti per il futuro?
Al momento sto scrivendo racconti, vorrei tanto scrivere un altro romanzo ma non sono una persona disciplinata, scrivo per ispirazione. Adesso sto scrivendo un racconto horror-meridionale, sarà una bella sfida.