Episodio 2: Mediterraneo

Rocco D'Ingillo
di Rocco D'Ingillo
Le cronache della ciabatta
01 ottobre 2015

Episodio 2: Mediterraneo

De l'incontro con squali-penna, squali-fotografia, squali politici, squali-socialnetwork

La vita di una ciabatta è difficile, non mi stancherò mai di dirlo. Un giorno ti trovi a vagare nelle fogne tra topi e scarafaggi, qualche giorno dopo ti ritrovi a galleggiare in qualche ruscelletto inseguita dalle rondini. Se potessi nuotare stilerei un itinerario dettagliato, non me ne andrei vagando così a casaccio. Ma non ci posso fare niente: in quanto ciabatta, il mio unico mezzo di locomozione è la corrente.

E proprio la corrente mi ha trasportata in un luogo spaventoso, difficile da definire. Anche perché intorno a me inizialmente non ho trovato nulla, a parte un'infinita distesa azzurra, a tratti sfumata. Mi sono ritrovata circondata dal mare e dal cielo, senza alcun tipo di forma vivente né il minimo accenno di terraferma.

Ho attraversato queste acque per giorni, incontrando qua e là solo elusivi animali marini e qualche stormo di uccelli indefiniti. Dopo giorni di navigazione solitaria, ho iniziato a intravedere delle sagome sull'acqua.

All'inizio ho sperato si trattasse di isolotti in lontananza, ma ben presto mi sono resa conto della dimensione ben più contenuta di questi oggetti galleggianti.

E prima che mi fosse possibile sperare in un cambio di rotta per via della corrente, mi sono ritrovata circondata da uno scenario meschino. Da esseri umani, con la testa rivolta verso il fondo del Mediterraneo, immobili.

Ero circondata da una infinita distesa di cadaveri.

Sono rimasta incagliata in una foresta di arti inanimati, immersa in un'orribile realtà da cui era impossibile divincolarsi. Ho trascorso ore, forse giorni, bloccata in quella situazione, senza trovare motivazione a quello che mi è sembrato un vero e proprio genocidio.

Dopo un tempo interminabile, ho percepito l'acqua iniziare a muoversi nelle vicinanze. La percezione si è fatta sempre più evidente, tuttavia l'origine del movimento si è rivelata oscura fino a poco prima che la stessa mi inghiottisse nel nulla.

In quanto ciabatta, risulto abbastanza indigesta, motivo per cui sono stata vomitata poco dopo, poco distante dal mare di cadaveri.

E mi sono ritrovata faccia a faccia con multiple schiere di denti aguzzi e grondanti sangue, e due occhi piccoli e neri come l'inferno.

Io e lo squalo, una di fronte all'altro.
Ha spalancato le sue fauci come per divorarmi e farmi a pezzi una volta per tutte, ma non l'ha fatto. Ha semplicemente iniziato a parlare.

"Non me ne faccio nulla di te, non sei nemmeno commestibile. E anche se lo fossi saresti troppo piccola per me. Tuttavia hai un pregio: non parli, motivo per cui puoi stare ad ascoltarmi senza andare a spiattellare in giro argomenti che dovrebbero restare qui, nel bel mezzo del nulla, nel cuore del Mediterraneo.
La zona in cui ti ho, per così dire, prelevata, è quella in cui di solito banchetto. Ah ma, bada bene, non sono io a causare tutte quelle morti, anche se a me tutte queste morti fanno comodo, dato che me ne nutro".

In quel momento si è fermato, ha esitato nel continuare, fino a scattare improvvisamente verso di me:

"Tecnicamente, non ne sono la causa. Ti potrei dire però che io e molti altri lo siamo, anche se non direttamente. Siamo al corrente delle effettive motivazioni per cui cercano di scappare dal loro Paese e dalle loro guerre, e siamo anche al corrente del fatto che si spostano in condizioni disumane, su gommoni stracolmi, contraendo debiti insanabili e rinunciando a tutto, spesso anche alla vita. Ma a noi servono così, deboli o addirittura morti, per nutrirci di loro. Capisci, Ciabatta?
Avremmo mezzi e strategie per salvarli, ma preferiamo generare odio razziale.
Al più ci indigniamo per la foto di un bambino morto in spiaggia, però la sostanza non cambia.
Ma non puoi capirlo fino in fondo, ti è anzi quasi impossibile capire il senso di tutte queste informazioni. Non è un teatro dell'assurdo, è cruda realtà.
Ma questo tu non puoi capirlo, solo perché tu non sei uno squalo. Come noi":

L'acqua si è improvvisamente trasformata in una specie di vortice, dal quale hanno iniziato a fuoriuscire svariate forme di squali, mai viste prima.

Non squali-martello o simili, ma anomali squali-fotografia, squali-penna, squali-scafisti, squali-mafiosi, squali-socialnetwork, squali-politici e altri abomini.
Tanti bei ghigni grondanti sangue di fronte a me.

Si sono divertiti a spaventarmi in gruppo per un bel po', fino a quando non si è avvicinata una nave dedita al recupero dei cadaveri che li ha fatti scappare via a pinne levate.

Ma prima di andar via, lo squalo capo mi si è avvicinato per un ultimo, per così dire, saluto:

"Ciabà, c'è solo un'altra cosa che è giusto che tu sappia.
Oggi siamo squali, ma un tempo eravamo umani anche noi.
È la sete di sangue, di denaro, di potere, che rende l'uomo squalo".

Senza smettere di sghignazzare con i suoi trecento denti, si è allontanato con la pinna fuori dall'acqua e in bella vista.

Io sono rimasta lì a galleggiare, mentre avvenivano le operazioni di recupero.
E con mia grossa sorpresa, ho notato quello che all'inizio sembrava uno dei tanti cadaveri iniziare a muoversi, un ragazzino salvato dalla madre ormai defunta, fintosi morto in presenza degli squali.

Al termine delle operazioni di recupero, il mare ha iniziato ad agitarsi violentemente, spingendomi rapidamente verso la terraferma. A distanza di giorni, ho finalmente intravisto in lontananza la sagoma (non poco) familiare di una ciabatta. Pardon, di uno stivale.