Episodio 2.6: You Spin Me Round

Rocco D'Ingillo
di Rocco D'Ingillo
Lo spoiler, Seconda Stagione
15 ottobre 2015

Episodio 2.6: You Spin Me Round

A proposito di rotatorie, Wittgenstein e urobori

Sarà che ci piace tanto girare attorno ai problemi, sarà che ci piace tanto fare polemica senza andare fondamentalmente da nessuna parte, sarà che le lamentele vengono sparate in modo provocatorio ottenendo un effetto boomerang, tornando al mittente senza aver costruito nulla.

Sarà per tutti questi motivi che quelle rotatorie tanto nuove quanto scialbe rappresentano in maniera non poco simbolica quello che è Bitonto e ciò che si rivelano spesso essere i bitontini: una polemica ridondante su qualsivoglia situazione, che tende a girare su se stessa fino ad annullarsi, lasciando al centro un unico, grande vuoto. Un fenomeno che potremmo anche associare al vuoto culturale che la movida delle meraviglie tende a celare sotto una spessa e fascinosa coltre di trucco.

È una situazione che non meriterebbe commenti seri. Cadrebbe nell'insulso e nel comico, come è già successo con i (sinceramente) divertenti fotomontaggi comparsi nei giorni scorsi, che tuttavia si rivelano specchio di qualcosa, di un misto tra frustrazione e insoddisfazione verso la città e verso ciò che questa offre ai cittadini.

Eppure, mentre leggevo e ascoltavo polemiche di qualsiasi genere sulle rotatorie di Piazza Marconi, qualcosa non mi tornava. Qualche oscuro dettaglio sfuggiva alla luce delle lamentele. Ci ero quasi arrivato, ne ero certo, ma sono stato distratto da un evento paranormale, tuttora inspiegabile: mi sono ritrovato davanti lo spirito dell'ingegnere-logico-filosofo austriaco Ludwig Josef Johann Wittgenstein, per gli amici Wittgy.

Non ha fatto granché, a dirla tutta. Si è semplicemente manifestato in maniera abbastanza silenziosa, quasi fosse lì di passaggio, poi mi si è seduto accanto e si è auto-citato:

"Su ciò di cui non si è in grado di parlare, si deve tacere."

Poi si è alzato e se n'è andato. Non riuscirò mai a comprendere appieno come ragionano gli spettri.

Eppure, quelle parole mi sono rimaste impresse, scalfite nella mente.
Ho capito che la maggior parte dell'infondatezza delle lamentele e delle polemiche risiede essenzialmente nel non conoscere come stanno effettivamente le cose, risiede nel non avere un supporto tecnico effettivo, trasformando la lamentela in un nulla di costruttivo, ma in una semplice demolizione di fatti, opere o addirittura idee. E di quan...

"No, ciccio, non hai capito allora. Su di ciò di cui non si è in grado di parlare, si deve tacere. Vedi che era riferito anche a te".

Ah. E giustamente.

Motivo per cui ho deciso di provare ad approfondire la mia conoscenza a proposito dell'affaire rotatorie. Ho iniziato prima di tutto facendo qualche telefonata e raccogliendo informazioni direttamente dalla pagina del Comune su internet.

A fronte di questa prima indagine, ho scoperto un primo dato che ho ritenuto interessante: dei famosi 100mila di cui si parla sul web, solamente poco più di 50mila erano destinati al bando del progetto della rotatoria di Piazza Marconi, la restante parte era invece legata a progetti minori.

A questo punto mi è sorta un'ulteriore, fondamentale domanda: ma con 50mila euro a disposizione sarebbe stato possibile ottenere qualcosa di più "bello", oltre alla pura opera funzionale?

Ho effettuato allora un'ulteriore telefonata, rivolta ad una persona con alle spalle grande esperienza nel campo delle costruzioni, giusto per farmi un'idea:

"Ma con 50mila euro era effettivamente possibile ottenere qualcosa di più , diciamo così, esteticamente e artisticamente rilevante?"

La risposta è stata sostanzialmente negativa: con poco più di 50mila euro era molto difficile ottenere qualcosa di più carino. Anche se uno studio più approfondito e una maggior collaborazione, specie sotto il punto di vista architettonico, avrebbe potuto rendere l'opera esteticamente più accattivante, ma nei limiti delle disponibilità economiche, lavorando al massimo sui materiali e di poco sul progetto.

Per dirla in parole povere, è stata costruita una gigantesca polemica sul nulla.

C'è poco da dire sul valore artistico praticamente nullo di tale opera, atta solo allo smaltimento del traffico in maniera meno selvaggia rispetto alla recente giungla di auto creatasi in centro negli ultimi tempi.

Il popolo non l'ha presa benissimo, ma la morale resta tale: con quei fondi, c'era poco da fare. Le polemiche potrebbero benissimo assumere un intento costruttivo, che tuttavia andrebbe accompagnato con una virtù di cui il bitontino è ancora poco dotato: la pazienza.

Pazienza nel saper aspettare da Bruxelles fondi consoni ad un'ulteriore opera, mirata alla rivalutazione artistica di una piazza che deve solo aggiungere la propria ciliegina sulla torta, se proprio vogliamo parlare di bellezza artistica.

Sarà solo in quel momento necessario un confronto tra arte e funzionalità, cercando di limare le richieste della Sovrintendenza, che ha richiesto, almeno per il momento, la totale visibilità nell'area legata alle rotatorie.

Le polemiche andrebbero quindi un attimo rivalutate, o perlomeno posticipate a data da destinarsi.

O meglio, andrebbero addirittura spostate su qualcosa di più serio e per cui la popolazione bitontina sembra avere la memoria corta. Come il caso FerLive, per esempio. O qualche milioncino che sembrerebbe essere scomparso dalle casse di Palazzo Gentile.

Concentrando l'arte della polemica, di cui il bitontino è ben dotato, in un unico, costruttivo canale di confronto.

O valutando, in maniera del tutto pacifica e corale, un'installazione temporanea per riempire quel vuoto tanto spaventevole. Un'iniziativa che potrebbe benissimo pervenire dal basso, e che convoglierebbe l'energia della polemica nella concretezza dell'azione.

O, riflettendo insieme a me e Wittgy, si potrebbe valutare di sposare quel pensiero semplice ed efficace:

"Su ciò di cui non si è in grado di parlare, si deve tacere."

Per evitare di girare continuamente attorno a problemi vani e fondati sul nulla, prendendoci letteralmente in giro, trasformandoci a poco a poco in un uroboro, un serpente che mangia se stesso all'infinito, ruotando attorno al vuoto ma senza stavolta rigenerarsi, consumandosi fino a fondersi totalmente con esso.