Emergenza cinghiali

di La Redazione
In evidenza
10 ottobre 2015

Emergenza cinghiali

La popolazione sta aumentando assieme ai rischi per le colture. Ma non c'è ancora un piano

È emergenza cinghiali. Sono settimane intense sotto il profilo ambientale per tutti gli enti che gestiscono il territorio che va da Altamura a Bitonto. La popolazione di cinghiali sta aumentando e i branchi si stanno muovendo sino a spingersi fuori i confini murgiani.

Nonostante un discreto numero di cinghiali certifichi la bontà dell'equilibrio di un ecosistema, quando la popolazione inizia a crescere costituisce un problema per coltivazioni e fauna locale. Secondo Cesare Veronico, presidente del Parco Alta Murgia, "sono 2.090 i cinghiali presenti nell'area, ne catturiamo 16 per ogni 100 ettari. In poco più di due mesi ne abbiamo presi 103". Un numero alto che ben spiega perchè alcuni gruppi si siano spinti addirittura sino nella zona di Lama Balice, in territorio di Bitonto. Difficile stabilire le cause dell'aumento, secondo molti sarebbero da addebitare al Parco, protagonista negli scorsi anni di alcune campagne per il ripopolamento. Più credibile, però, la pista del miglioramento delle condizioni ambientali della zona, certamente più preservata.

"I danni causati dalla fauna selvatica sono ingenti - denuncia il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti - i cinghiali ammazzano gli altri animali. Per questo Coldiretti si è fatta promotrice di una proposta di legge per il riconoscimento dei danni da fauna selvatica e per ottenere una rivisitazione delle modalità di distribuzione delle risorse nazionali e regionali per garantire i fondi necessari a coprire i danni stimati. La situazione è insostenibile, sta provocando l'abbandono delle aree interne".

"Cinghiali che passeggiano indisturbati per le vie cittadine e agricoltori in difficoltà, costretti a vivere un'emergenza prodotta da una gestione non oculata dei controlli sulla riproduzione, che negli ultimi anni è stata inesistente" sostiene il consigliere regionale di Forza Italia, Domenico Damascelli"I cinghiali - ha spiegato nei giorni scorsi il politico bitontino - oltre a rappresentare, come è ovvio, un pericolo per l'incolumità pubblica, creano danni esiziali alle colture agricole. È necessario redigere una programmazione seria per monitorare costantemente la riproduzione della specie ed evitare in futuro il ripetersi di tali emergenze che, adesso, potrebbero essere arginate con l'ausilio dei sele-controllori, ovvero un intervento di selezione ad opera di figure autorizzate, formate e che operano con particolari prescrizioni. Ciò che conta, però, è agire subito e concretamente. Attendiamo, perciò che l'assessore ci fornisca il piano d'azione della Regione a stretto giro: se non si risolve subito il problema, a breve potremo vedere cinghiali non soltanto nelle periferie cittadine, il che è gravissimo, ma anche in pieno centro urbano".

In effetti di incontri sulla questione ce ne sono stati, ma è ancora presto per parlare di programma per arginare l'emergenza. Su tutti il tavolo tra l'assessore regionale alle Politiche Agricole, Leo Di Gioia, e Parco Alta Murgia e Legambiente. Dall'incontro emersa la necessità di procedere "con un intervento organico per arginare il fenomeno e le problematiche connesse alla presenza dei cinghiali e di individuare misure concrete utili a ridurre la densità della popolazione di cinghiali, al fine di arginare i danni che gli stessi provocano alle colture e alle attività agricole in generale, predisponendo, al contempo, azioni di tutela sanitaria e di prevenzione dei rischi per le persone e per l'incolumità degli automobilisti".

Legambiente ha proposto di intervenire immediatamente con gli strumenti legislativi vigenti e di effettuare interventi di prevenzione e di contenimento della popolazione di cinghiale, attraverso catture e altre azioni selettive, che siano però sistematiche in tutto il territorio regionale e continuative nel tempo, con programmi almeno triennali, ed operando in maniera sinergica con i servizi veterinari delle ASL territorialmente competenti, coinvolgendo tutti gli organi individuati dalla legge per fronteggiare il problema contingente. Proprio la cattura potrebbe diventare controproducente: qualora fossero interessati solo gli esemplari femmina - con il proposito di ridurre a lungo termine la popolazione -, sarebbero lasciati interi gruppi di maschi che, in assenza di un capobranco, si dedicherebbero alla razzia delle colture. "È necessario pensare ad una filiera che gestisca la presenza dei cinghiali - secondo Legambiente - controllandone l'eccessiva proliferazione, sviluppando sul territorio condizioni idonee per l'utilizzo virtuoso degli animali catturati che, dopo il controllo veterinario, potranno essere introdotti sul mercato, e incentivando, così, una filiera legale di commercializzazione in grado di aiutare l'economia dei territori".