'Dobbiamo parlare ' di Sergio Rubini. L'intervista esclusiva al regista

Alessandra Savino
di Alessandra Savino
Cultura e Spettacoli, Video
13 ottobre 2015

'Dobbiamo parlare ' di Sergio Rubini. L'intervista esclusiva al regista

Il film è una commedia incentrata sulla vita di due coppie. A Novembre nelle sale

Quante volte una coppia si è trovata dinnanzi ad un preoccupante, e spesso 'minaccioso', "Dobbiamo parlare". Qualcosa che accade nel quotidiano di quanti hanno fatto una scelta ben precisa: condividere la propria vita con qualcuno. Scelta, quest'ultima, che pone, inevitabilmente, uomini e donne difronte ad una realtà non sempre semplice e spesso difficile da affrontare. Ecco quindi che uno dei due, quasi sempre la donna, sente il bisogno di dover rompere quel silenzio che col tempo diviene, paradossalmente, l'unico vero complice della relazione sentimentale. "Non sarebbe, forse, meglio a questo punto non parlare ed abbandonarsi semplicemente all'amore?". Questa una delle possibilità ventilate in "Dobbiamo parlare", nuovo film di Sergio Rubini, che sarà nelle sale cinematografiche a partire dal prossimo 19 novembre. Una commedia brillante che accende i riflettori, sfruttando l'ironia e la simpatia tipiche di certe situazioni, prima sull'amicizia fra due coppie, e poi sull'amore che unisce (o divide) i componenti di ciascuna di esse.

Quattro in tutto i protagonisti del racconto che nel corso di un'intera notte divengono testimoni li uni delle vite degli altri. Un grande luminare della chirurgia e sua moglie, una dermatologa (rispettivamente interpretati da Fabrizio Bentivoglio e Maria Pia Calzone) sono l'archetipo della coppia borghese con tutti i vizi che le fanno da corredo, venuto fuori dall'acuta penna del regista dalle mai dimenticate origini pugliesi. Loro sono Alfredo e Costanza, legati da un matrimonio tenuto in piedi in virtù di un solido patrimonio di beni materiali. Una relazione che viene messa in discussione dal tradimento da parte del marito, episodio che porta i due borghesi ad irrompere nell'appartamento dei loro migliori amici nel pieno della serata. Vanni (Sergio Rubini), scrittore cinquantenne di successo, e la sua giovane compagna-allieva Linda (Isabella Ragonese) di soli trent'anni, non sono sposati ma condividono, oltre alla passione per la letteratura, un bell'attico nel centro di Roma, seppur in affitto. Sono loro, infatti, la coppia di intellettuali, che a differenza di quella borghese è o dovrebbe essere unita soltanto dall'amore e non da proprietà. Ma una notte trascorsa a confortare gli amici in crisi finisce per divenire teatro di discussioni, di fratture e diversità fra i loro mondi, una sorta di "showdown fra le due coppie", come lo definisce Rubini, fino a porre lo spettatore dinnanzi ad un interrogativo: quella che sembra essere la coppia più solida e innamorata è davvero poi così unita?
Tante le domande a cui gli spettatori potranno dare risposte riflettendo senza mai perdere il sorriso sulle labbra.

Bitonto Tv ha intervistato in anteprima assoluta il regista Sergio Rubini.

 

Un titolo 'parlante' che in un'affermazione racchiude il messaggio più profondo del film: cosa rappresenta per lei questo incipit in una relazione?

"Dobbiamo parlare" è uno slogan delle coppie, quella frase-chiave che arriva quando ad un certo punto bisogna affrontare un argomento...E' un'espressione più femminile, sono le donne ad avere il coraggio di aprire la crisi, ad avere il bisogno di approfondire. Quindi è un titolo che si riferisce ad una storia di coppie.

Un progetto complesso in cui il teatro e cinema si sono posti l'uno al servizio dell'altro...come è avvenuto il passaggio da "Provando...dobbiamo parlare", in teatro, a "Dobbiamo parlare" al cinema?

Questo racconto nasce come un film ed, una volta scritto, ne ho messo in scena delle prove in teatro per dare agli attori la possibilità di approfondire ognuno il proprio personaggio. Di qui "Provando...dobbiamo parlare". Non si è trattato di un adattamento teatrale ma di recite, prove aperte fatte su un palcoscenico prima di girare il film. In teatro si ha quel rapporto diretto col pubblico che rappresenta la migliore verifica e revisione di una sceneggiatura che si possa fare. Solo il pubblico ti da' la dimensione di quanto funzioni un testo. Così, sulla base di quel copione rivisto alla luce delle prove in teatro ho iniziato a girare il film.

Protagoniste due coppie in apparenza diversissime, cosa le caratterizza e cosa le tiene unite?

Sono due coppie che fino a qualche anno fa, nella narrazione che si faceva in Italia, erano antagoniste. Da una parte una relazione consolidata, quella della coppia borghese, con quei conflitti, le grandi ferite della borghesia, ma anche con i collanti tipici di quella classe sociale, i beni materiali. Dall'altra ci sono i due intellettuali non sposati che preferiscono scegliersi di giorno in giorno vivendo insieme e condividendo la stessa passione per la scrittura. Sono una coppia più libera di quella borghese, unita da diversi confini tra proprietà, che ha subìto una sorta di osmosi dal punto di vista delle personalità; hanno una bella casa ma in affitto proprio per quella loro diversità dall'altra coppia di amici che tutto trasforma in proprietà. Una coppia che un tempo si sarebbe detta 'di sinistra', quella degli intellettuali, ed una 'di destra', quella borghese. Noi raccontiamo un epoca successiva in cui queste persone possono condividere l'amicizia: coppie eterogenee, poiché lontane dal punto di vista ideologico, che si sono scelte sulla base di chi sono. L'intellettuale è affascinato dal chirurgo, la dermatologa dalla ragazza trentenne e viceversa.

Il trailer apparso su Repubblica.it

 

Una sola notte diviene pretesto per rivelare l'inaspettato...

Sì, il tentativo è quello di raccontare l'amicizia, l'amore, il tradimento stando a guardare come vengano fuori i diversi personaggi del racconto, nel corso della notte in cui la coppia borgese piomba a casa degli intellettuali una volta venuto alla luce il tradimento di Alfredo. La considerazione che vien fuori è che tutto ciò che delle volte sembra intaccare l'amore, quella zavorra della coppia borghese, in realtà si trasforma in una scialuppa che può salvare la relazione: le proprietà, i beni materiali possono tenere unita una coppia in virtù della voglia di tenere unito un patrimonio. Inevitabilmente, laddove vi è solo l'amore si è più esposti, soprattutto all'individualismo, per cui alla fine la coppia messa alle strette finisce con l'essere quella che sembrava essere unita.

Qual è, dunque, il punto di vista del racconto?

Il punto di vista che da' luce al film è quello della trentenne che si trova in un contesto di gente che vede la vita con occhi ormai diversi. Una giovane donna con i suoi idealismi, i suoi radicalismi ma con la voglia di tenere vivo un ulteriore ideale a dispetto degli altri che si sono arresi. E' per lei che batte il cuore di Vanni, l'intellettuale.

A proposito dell'intellettuale, questa è una figura presente in molti dei suoi film e che lei stesso impersona nella maggior parte dei casi: si pensi al pittore ne "L'uomo nero", al critico d'arte in "Colpo d'occhio" e l'attore-regista di "L'amore ritorna". Qual è la funzione cinematografica che attribuisce a questo personaggio?

L'intellettuale è colui che si mette da parte, le cose le guarda e ci riflette piuttosto che stare nell'arena a viverle da protagonista. E' sempre una figura che resta al margine per osservare, memorizzare, elaborare e raccontare. Nei miei film ho avuto bisogno di metter in scena questo personaggio che finisce però per essere quello più travolto dagli eventi, come accade in quest'ultimo. L'intellettuale è quello meno attrezzato a subire il ring ed è interessante mettere sul campo una figura che di solito resta in disparte.

Spesso, come accade in "Dobbiamo parlare" l'intellettuale ha al suo fianco una donna più giovane, come racconta questo rapporto fra età differenti?

E' un rapporto che rispecchia ciò che solitamente avviene in una coppia in cui c'è un problema generazionale: un uomo più grande si pone come maestro della sua compagna-allieva e da qui scaturiscono degli interrogativi. Lei vorrà restare allieva per tutta la vita? Il maestro vuole che lei divenga autonoma e si affranchi totalmente da lui? Ed ecco che il punto d'arrivo della nottata trascorsa a discutere è che dietro l'amore si cela sempre l'individuo.

Sul versante opposto vi è la coppia borghese che diviene teatro dei principali vizi dell'uomo...come mai secondo lei da sempre la letteratura e il cinema hanno preso di mira i difetti dell'uomo piuttosto che i suoi pregi?

I vizi sono ciò che ci caratterizza, sin dai tempi della commedia plautina, ci fanno sorridere e riflettere. Raccontare i vizi significa poter dividere gli uomini per categorie e la commedia si serve di queste semplificazioni per offrire allo spettatore la possibilità di rispecchiarsi nei propri difetti. Poi nel vizio c'è lo stile, chi siamo, ed è molto meglio raccontarsi per guasti che per bellurie perché è in ciò che non funziona che siamo più autentici.

A rendere diverse le due coppie protagoniste sono, quindi, i beni materiali posseduti dai borghesi contro l'assenza di proprietà dei due intellettuali. Ma in realtà cosa tiene uniti questi ultimi se non l'unico bene materiale che condividono? Non sono forse fonte di ricchezza e di guadagno, e dunque patrimonio, anche i libri da loro scritti?

Assolutamente sì, i libri rappresentato il loro capitale, la loro prole. Se scritto insieme un libro è come un figlio, una casa, una proprietà. Però nel momento in cui non vi è un contratto, quell'accordo matrimoniale che sancisce i confini di questa proprietà, subentra l'individualismo e quindi la coppia è più vulnerabile.

Quindi, una visione pessimista dell'amore?

Affatto, io credo nell'amore e nella capacità che esso ha di muovere il mondo ma penso anche che vi siano delle sovrastrutture capaci di creare problemi al punto che raccontarsi, scavare nel profondo e parlare potrebbe rivelarsi pericoloso per la coppia.