Discariche. Il Comune dice no alla realizzazione nelle cave

di La Redazione
Politica
08 ottobre 2015

Discariche. Il Comune dice no alla realizzazione nelle cave

L'atto di indirizzo approvato parte da una petizione promossa da PSI e Colibrì

No alle discariche di RSU nelle cave dismesse. In una seduta lampo il Consiglio Comunale di Bitonto ha deciso di impegnarsi per la modifica delle Norme Tecniche di Attuazione del vigente Piano Regolatore al fine di limitare la richiesta di apertura di nuovi impianti di smaltimento.

Lo spunto è stata la petizione promossa da Partito Socialista e l'associazione ambientalista Colibrì - poi sposata da altre realtà, tra cui il Partito Democratico. La questione, sollevata quasi due anni fa da BitontoTV, nasce dal'articolo 22 del dispositivo che regola l'attuazione del Piano , che, alla sezione 1.c, recita "per quanto attiene in particolare le discariche di rifiuti solidi urbani (R.S.U. ndr) le stesse sono consentite in cave già esaurite e con le limitazioni di cui articolo 22.1a". Un cavillo che sostanzialmente legittima la costruzione di impianti di stoccaggio in cave in cui non viene più svolta l'attività estrattiva, stranamente inserito proprio nella sezione che le NTA dedica alle "Attività Agroturistiche". E che è diventato il nodo centrale del ricorso al Tar Puglia da parte della Fer.Live.

Da qui la petizione promossa da Colibrì, volta a cancellare l'intero capoverso che apre alla realizzazione di discariche. Il documento è stato firmato da 842 cittadini e ha ricevuto il placet comunale di Sangirardi. E si è trasformato in un atto di indirizzo portato ieri a Palazzo Gentile e presentato dal socialista Franco Mundo.

"Allo stato attuale la normativa presenta numerosi paradossi - ha spiegato il capogruppo PSI - come è possibile che un cavillo che autorizza la realizzazione di discariche venga inserito in una parte delle NTA dedicata alle attività agricole e turistiche?". D'altro canto la norma identifica una situazione che ha caratterizzato le campagne negli ultimi trent'anni: molte delle cave dismesse si sono trasformate in contenitori perfetti - più o meno leciti - di rifiuti, in barba al precario equilibrio geo-morfologico del territorio.

Solo per citare qualche numero, il Rapporto Cave 2014 spiega come la Puglia sia la seconda regione in Italia per numero di impianti di estrazione, attivi ed esauriti. Sul territorio sono presenti 415 cave attive e 2.579 dismesse. Un dato che si lega fortemente al circuito delle Ecomafie. Amianto, materiali di risulta, RSU sono solo alcuni dei rifiuti che vengono riversati nelle cave bitontine, su tutte quelle che costeggiano via Appia, a ridosso del territorio di Terlizzi. La situazione, per di più, è aggravata da messe in sicurezza frettolose, che permettono il passaggio e l'accesso a mezzi pesanti, e una normativa locale lacunosa.

"Impegniamoci a e sollecitiamo la Regione a svolgere dei regolari controlli sulle cave e, magari, chiedere che vengano applicate le sanzioni" è stato l'invito di Mundo. Raccolto anche dall'assessore Nico Parisi.

L'atto di indirizzo è stato approvato all'unanimità con i plausi di Christian Farella e Domenico Damascelli, secondo cui "bisogna evitare che Bitonto sia nuovamente scenario di disastri ambientali come avvenuto in passato".

Il Consiglio è stato dunque rinviato (i lavori saranno aggiornati al prossimo lunedì) per permettere ai rappresentanti dell'assise di partecipare ai funerali di Franco Amendolagine, fondatore del Da Bitonto. Degna di nota la prima presenza in aula di Francesco Rutigliano tra le fila del Partito Democratico. Sul cui passaggio all'opposizione è ancora mistero: il consigliere, avvicinato da BitontoTV, ha preferito non spiegare le ragioni che lo hanno portato ad aderire al gruppo dem.