'Come possiamo aiutare i migranti?'

di La Redazione
Cronaca, Video
12 ottobre 2015
Photo Credits: Massimo Sestini

'Come possiamo aiutare i migranti?'

Valentino Losito interviene ad un mese dalla marcia degli uomini scalzi. E ricorda i progetti della bottega Mondodomani

"Dopo un mese è giusto chiedersi se quell'emozione ha lasciato il tempo che ha trovato". È la domanda che si pone il presidente dell'Ordine dei Giornalisti di Puglia, Valentino Losito, a quattro settimane dalla marcia delle donne e degli uomini scalzi, l'evento, tenutosi a Settembre, nato per esprimere solidarietà nei confronti di chi ha "bisogno di mettere il proprio corpo in pericolo per poter sperare di vivere o di sopravvivere", come recitava l'appello lanciato a Venezia durante la Mostra Internazionale di arte cinematografica.

"E' trascorso un mese da quell'11 settembre in cui anche a Bitonto, come in altre città d'Italia, si svolse "la marcia delle donne e degli uomini scalzi" - scrive Losito sui social network - Un'iniziativa nata per richiamare l'attenzione e scuotere dall'indifferenza sulla tragedia dei migranti che in quei giorni esplodeva, con la dirompente carica emotiva delle immagini, sui mezzi di comunicazione di tutto il mondo".
"Dopo un mese è giusto chiedersi se quell'emozione ha lasciato il tempo che ha trovato o se è servita a far maturare una coscienza per mettere in campo iniziative, stili di vita, scelte personali, ecclesiali, sociali e politiche per dare dignità, speranza e giustizia ad ogni persona umana".

 

Il servizio di BitontoTV sulla marcia

 

"I migranti sono uomini e donne che scappano da guerre, estrema povertà, tirannie o politiche di oppressione e discriminazione - continua il Presidente - Dobbiamo avere piena coscienza che nessuno lascerebbe la propria patria se lì avesse una vita degna".

"Per affrontare i problemi legati all' immigrazione nell'odierna situazione socio-economica dei nostri paesi occidentali c'è bisogno di creatività e audacia - sottolinea - di coraggio nell'addentrarsi nei terreni poco esplorati dell'integrazione e della convivenza tra diversi, di discernimento su una realtà estremamente complessa come quella della globalizzazione".

Quale potrebbe essere un modo per essere vicini a queste realtà? Secondo Losito sostenere la microeconomia delle popolazioni del Terzo Mondo. "A Bitonto, ormai da 20 anni, nata per volontà di don Antonio Mattia e di altri volontari, è presente ed opera "Mondodomani", una delle Botteghe del Commercio Equo e Solidale sorte per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni svantaggiate del Sud della Terra - ricorda - Acquistando in una Bottega del Mondo, si ha la possibilità di scegliere prodotti che rispettano la natura e il diritto al lavoro dei produttori e assicurare loro una vita degna nella terra in cui sono nati. Una strada di giustizia che passa attraverso scelte alternative di economia".

"Mondodomani" sostiene progetti a distanza a favore dei bambini più piccoli e diseredati della Terra. Grazie ad una intensa collaborazione con Waldemar Boff, responsabile del Progetto Agua Doce a Rio de Janeiro in Brasile, la Bottega ha potuto sostenere, ad esempio, la costruzione e il mantenimento degli asili Michele Carrara (nella foto) e "Caminho do Encontro", ma anche gli asili independenti che le varie comunità brasiliane avevano intrapreso per affrontare la assenza dello Stato nel garantire i diritti dei bambini alla educazione infantile e così sono stati appoggiati per anni le realtà di Creche Santa Terezinha in Saracuruna, Caxias; Semeando in Roseiral, Belford Roxo; Fundação Beneficiente Jesus de Nazaré in Nova Campina, Caxias; Creche Comunitária Shangri-lá in Belford Roxo e recentemente Creche Tia Vera in Vila Angélica, Caxias.

Attraverso il Commercio Equo e Solidale e il sostegno di progetti a distanza a favore degli ultimi, la Bottega "Mondodomani" promuove giustizia sociale ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per le persone e per l'ambiente, la crescita della consapevolezza dei consumatori, l'educazione, l'informazione e l'azione politica. "La speranza - conclude Losito - è che testimonianze come queste possano servire, anche nella nostra città, a passare dall'emozione all'azione e a vivere l'accoglienza come un dovere per la costruzione di una società più umana".

 

Leggi il reportage dal Cara di Bari-Palese

Scopri il progetto fotografico Grand Refugee Hotel di Lisa Fioriello

Il vero senso dell'accoglienza. Intervista a don Ciccio Acquafredda, il primo ad ospitare profughi

Migranti, la vergogna dell'Europa

L'Esperia sui Cara