Il culto dei Santi Medici

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Inchieste
30 settembre 2015

Il culto dei Santi Medici

Tra storia e leggenda, una tradizione lunga sette secoli

Lo scorso sabato, 26 settembre, ricorreva la festa liturgica dei Santi Medici Cosma e Damiano, verso cui la cittadinanza bitontina ha sempre rivolto una grandissima venerazione. In realtà la devozione verso i santi Medici è non solo diffusissima in Europa e nel mondo, ma in particolare in Puglia, dove si contano tantissimi centri che celebrano i santi Anargiri, tra cui i più famosi sono i santuari di Oria, Alberobello e Bitonto.

Nella nostra città il loro culto è attestato, secondo quanto risulta da alcune testimonianze iconografiche, fin dal XIV secolo: in particolare il dipinto trecentesco situato nell'abside della chiesa di 'S. Leucio Vecchio', nel cuore del Centro Antico, e ora conservato nel Museo Diocesano. La prima chiesa a loro intitolata è dello stesso periodo, situata nel recinto della chiesa di S. Giorgio, aperta al culto fino 1631 e poi profanata nel 1676 dal vescovo Mons. Gallo. Di questa piccola chiesa, presumibilmente una cappella, oggi non rimane che il ricordo nei Registri Angioini e negli Atti delle visite Pastorali: il più antico, che attesta per primo anche la presenza delle reliquie di alcune delle ossa delle braccia dei taumaturghi, è il resoconto della visita pastorale di Mons. Musso del 1572.
Nel 1631 il culto dei Santi si trasferisce nell'antica chiesa dei Santi Cosma e Damiano, contigua alla chiesa parrocchiale di S. Giorgio, il cui parroco, don Pisanelli, fa dipingere un quadro dei Santi dall'insigne artista Carlo Rosa e lo colloca sull'altare loro destinato, sostituendo così le due statue in pietra policroma di media statura oggi custodite nel Museo Pinacoteca Diocesano.

Le nuove immagini dei Santi accora oggi venerate nella Basilica furono fatte realizzare ad intaglio nel 1733 da Giuseppe Carlo Minnuto ad opera di un valente artigiano di scuola napoletana, probabilmente il famoso Giacomo Colombo. In realtà la tradizione vorrebbe invece che le statue venerate siano il frutto di un restauro su un modello precedente voluto da una donna napoletana, di cui si ignora il nome, che, guarita dai santi in sogno e recatasi proprio a Bitonto sotto loro indicazione, avrebbe riconosciuto i loro volti nelle statue di legno di un operaio, Vincenzo Amenunno.

 

L'uscita delle immagini dal Santurario nel 2012

 

Tuttora il Santuario, terminato nel 1973 ed eretto a Basilica Pontificia Minore da Paolo VI due anni dopo, è eccezionale crocevia dove i fedeli bitontini e delle città limitrofe si riuniscono nella terza domenica di ottobre, data in cui cade la festa "esterna", sempre la stessa dal 1733, che poteva permettere una maggiore partecipazione anche dei fedeli delle popolazioni rurali, non più gravati dalle attività agricole.

Questa solenne ricorrenza ha attirato da sempre fedeli anche dall'estero, non solo della chiesa ortodossa, che hanno in comune con la chiesa latina il loro culto, ma anche di quelli originari di Bitonto e poi emigrati, che per devozione ai santi Medici tornano per poterli meglio celebrare. La festa esterna è caratterizzata da diverse tradizioni, che nel tempo sono diventate importantissime nella pietà popolare. Essa è basata su due eventi essenziali, la così chiamata "Nottata", incentrata sul momento della celebrazione eucaristica delle ore 5.00, e la processione detta "Intorciata" che dura l'intera giornata. Al mattino la processione inizia con l'uscita delle statue dal santuario, portate a spalla per le strade della città, anche all'interno dell'eccezionale scenario della Città Vecchia, contraddistinta dal particolare passo lento e cadenzato del procedere delle immagini, il cui rientro avviene sempre a sera inoltrata. I fedeli che vi partecipano camminano scalzi e all'indietro, con il volto rivolto verso le statue, trasportando i grossi ceri, alcuni alti anche due metri, con la dicitura "per grazia ricevuta".

Proprio in virtù del carattere ecumenico e totalizzante, i festeggiamenti in onore dei Santi Cosma e Damiano non possono essere considerati solo un fenomeno di facciata o esprimenti la semplice pietà popolare bitontina, ma sono a tutti gli effetti uno degli eventi dove sacro e profano, fede e tradizione si fondono, costituendo il patrimonio culturale comune, della cui ricchezza sempre vive la nostra città.