Fatta la legge, trovato l’inganno

Giuseppe Cuoccio
di Giuseppe Cuoccio
BabyBet, Inchieste
29 settembre 2015

Fatta la legge, trovato l’inganno

Il racconto di una cassiera: i minori incaricano gli adulti di giocare le loro schedine

Vedo Francesca – si tratta di un nome di fantasia, le ho garantito l'anonimato – davanti al bar a cui ci siamo dati appuntamento. Si guarda attorno spaesata. Le faccio cenno ed entriamo a prendere un caffè. Le ho chiesto di incontrarci perché ha lavorato in due centri scommesse e ha visto passare dalle casse una buona quantità di minorenni. E l'argomento mi interessa.

"Il divieto di giocare è affisso in ogni centro scommesse, ma è facilmente aggirabile. I minori scelgono di farlo facendo giocare la schedina ad un adulto, il più delle volte". Francesca mi racconta come ci siano diversi comportamenti da parte dei gestori. Lei stessa è passata da un centro scommesse molto permissivo ad uno a tolleranza 0, tuttavia "un cassiere - mi spiega - non può esigere il documento, quindi se un minorenne non è disposto a farlo vedere, la sua età non si può accertare". Ne consegue che qualsiasi minorenne con qualche pelo sulla faccia, può facilmente aggirare la legge e scommettere su ciò che gli va.

Il volume delle giocate non è altissimo nel centro scommesse dove lavora Francesca, infatti le puntate da parte dei minori si aggirano sulle tre - quattro a settimana; ciò non vale però per il centro in cui lavorava prima: lì è decisamente più ampio.

"Spesso non riusciamo neanche a interfacciarci con chi scommette. Noi siamo dall'altra parte del vetro, quindi spesso accade che ci arrivi solamente la scheda da giocare" e c'è un minimo di controllo, ma sempre facilmente aggirabile.

Intanto arriva il caffè e le chiedo se le è mai capitato di registrare delle scommesse ad opera di minorenni su cani, cavalli, o qualsiasi cosa non sia il campionato o la Champions League. Esita un attimo e poi le torna alla mente il caso di un ragazzino che, nel suo centro, ha scommesso, una volta, sui cani. Ma non sono scene che vede spesso perché quella tipologia di scommesse è la prediletta di un'altra fascia d'età: gli ultracinquantenni.

A questo punto il discorso si fa più generale. "Mi fa pena vedere gente che non se la passa benissimo buttare venti, cinquanta euro su scommesse del genere. C'è chi rimane chiuso per ore nel centro scommesse".
Ma c'è una relazione tra la logica con cui scommette un adulto e quella che sta dietro l'atteggiamento di un ragazzino? Francesca mi assicura di no: per i ragazzi giocare la schedina serve unicamente a vincere quel tanto che basta a prendere una pizza il sabato sera giocando un euro o poco più, invece i giocatori "senior" pretendono di vivere con quello che potrebbero vincere con puntate enormi.

Che fisionomia ha il giocatore abituale? È paradossalmente un disoccupato che spera di rimettersi in carreggiata con una grossa vincita o uno di quei signori ben vestiti che vuole aumentare i suoi introiti? O piuttosto uno studente? Il panorama è eterogeneo: il giocatore medio ha venti – trent'anni e gioca la Serie A; c'è però anche chi ha la liquidità per fare puntate di cinquecento, addirittura mille euro a volte "e in quei casi non si sa bene neanche da dove possano provenire tutti quei contanti" – decidiamo di rimandare la ben più seria questione del riciclaggio ad una prossima chiacchierata –. La tipologia più frequente che si incontra, comunque, rimane il cittadino con liquidità irrisoria. "Il divieto di giocare per i minori è giusto ed è un deterrente, purtroppo però questa è solo una premessa: fatta la legge, trovato l'inganno".