Babybet: c’era una volta la 'schedina'

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
BabyBet, Inchieste
29 settembre 2015

Babybet: c’era una volta la 'schedina'

L’inchiesta di BitontoTv su minori e scommesse a Bitonto

Negli ultimi anni si è assistito ad una crescita sempre più preoccupante di un fenomeno ormai diffusissimo e dalle conseguenze disastrose: la ludopatia, o gap (Gioco d'Azzardo Patologico), sta ormai diventando uno dei problemi sociali più inarrestabili del nostro tempo. Sebbene non ogni esperienza di gioco o di scommessa sia classificabile come patologia, diventa sempre più difficile stabilire la soglia tra gioco e malattia, specie per le forme compulsive che tali pratiche naturalmente inducono.

Quel che sconvolge è l'incontrovertibile apertura a nuove fasce d'età fra i "consumatori", che comprendono sempre più minorenni, che hanno la possibilità de facto di accedere a tali intrattenimenti. Basti pensare ai dati allarmanti che fornisce, a livello nazionale, il Centro studi e ricerche sociologiche "Antonella Di Benedetto" di Krls Network of Business Ethics, per conto del portale Contribuenti.it: "Il 37 per cento di tutte le scommesse sono attribuibili a giocatori di età inferiore ai diciotto anni". In particolare lo studio, condotto nel 2014, ha evidenziato come si sia registrato "un forte incremento pari al 12,1 per cento, e in soli 3 anni i giocatori minorenni sono passati da 860 mila unità a 4,8 milioni".

La forma che più dilaga tra i minorenni, anche a Bitonto, è la scommessa sportiva, soprattutto calcistica. Siamo molto lontani dai Totocalcio delle generazioni passate, in cui ad una puntata corrispondeva un premio che non variava da giocata a giocata. Il modello inglese, su cui poggia il sistema dei pronostici sportivi anche in Italia, prevede che più si scommette più si abbiano probabilità di vincere una grande somma di denaro. Il sistema pertanto esorta a spese sempre maggiori e ad aumentare le puntate per far crescere l'iniziativa di vincita.
Le normative nazionali sul tema sono chiarissime: in particolar modo, l'articolo 24 del D.L. n. 98 del 2011 e l'articolo 7 del D.L. n. 158 del 2012 non lasciano dubbi sull'assoluto divieto al gioco per i minori, prescrizione già prevista nell'articolo 110 del R.D. n. 773 del 1931. Il primo specifica come, oltre al "divieto di consentire la partecipazione ai giochi pubblici con vincita in denaro ai minori di 18 anni", si sia provveduto ad inasprire le sanzioni per gli inadempienti, che vanno dall'alta multa pecuniaria (da 5.000 a 20.000 euro), alla chiusura fino a 30 giorni dell'esercizio, fino ad arrivare alla revoca di qualunque autorizzazione o concessione amministrativa in caso di recidività.

La più recente normativa, inoltre, esclude anche "l'ingresso ai minori di anni 18 nelle aree destinate al gioco con vincite in denaro", obbligando il titolare dell'esercizio ad identificare i minori di età richiedendo un documento. Nonostante tali ordinamenti siano in vigore da qualche anno, considerando anche le varie misure punitive anche gravose, si assiste purtroppo ad una situazione fuori controllo. Lascia perplessi la risposta della maggior parte degli operatori che, in caso in cui il cliente non mostri alcun documento, lasciano comunque partecipare al gioco. E la motivazione spesso e volentieri addotta è la mancanza di autorità nel richiedere tale esibizione.

L'impegno sociale e politico dei cittadini in questa direzione, tuttavia, non manca. Importante è la normativa della nostra regione su tale tema: con la legge 'Contrasto alla diffusione del Gap' del 2013 si intende "programmare, pianificare e organizzare servizi e interventi sia sociali che sanitari capaci di attuare percorsi di cura e assistenza ai giocatori d'azzardo patologici e ai loro familiari". In particolare, la distanza minima delle sale da gioco è stata portata da 300 a 500 metri dai centri sensibili (scuole, luoghi di culto, oratori, impianti sportivi, centri giovanili e centri sociali, ndrSecondo ), il rinnovo delle autorizzazioni alle strutture già operanti è concesso, una volta scadute, solo a chi si adegua alle prescrizioni fissate, l'ammenda è salita da 100.000 a 150 mila euro e , infine, è stato istituito l'Osservatorio regionale, dedicato alla rilevazione dei dati relativi a tale fenomeno, con un marchio rilasciato dalla regione Puglia, "Libero dal slot - Regione Puglia", a quanti scelgono di non installare apparecchi nel proprio esercizio .

Anche BitontoTV, con l'inchiesta "Babybet", ha provato a contribuire all'esame di questo fenomeno nuovo, ma dalla radici antiche, nel nostro contesto cittadino.