Al numeratore l’ingenuità, al denominatore l’astuzia

Elsa Palmieri
di Elsa Palmieri
BabyBet, Inchieste
29 settembre 2015

Al numeratore l’ingenuità, al denominatore l’astuzia

Babybet: 'Almeno 6 minori su 10 giocano'. Intervista a Mons. Alberto D’Urso

Secondo il Centro studi e ricerche sociologiche "Antonella Di Benedetto" nel 2014 i minori coinvolti nelle betting sono saliti a 4,8 milioni. Numeri preoccupanti, che allarmano le associazioni attive da anni nel settore della ludopatia. Come la fondazione Antiusura S.Nicola e SS. Medici di Bari, presieduta da Monsignor Alberto D'Urso.

Incontro D'Urso perchè sto conducendo un'inchiesta sui minori che scommettono senza controlli nei centri scommesse. La sua faccia si distende, alza un angolo della bocca, come se non stesse aspettando altro argomento all'infuori di quello, dimenticando il ticchettio dell'orologio a parete.

Tenendoci inizialmente sul generico, secondo i vostri risultati, ci sono minori che giocano.
"Almeno 6 minori su 10 giocano" dice, scaraventando questo dato sconcertante sulla scrivania stracolma di carte. "E, purtroppo, qualcuno di questi, poiché non viene tirato fuori in tempo finisce con l'essere "incorreggibile", ossia fa sì che si inneschi quel meccanismo che trasforma un gioco in una dipendenza".

Che cosa spinge un giovane a scommettere?
"Beh, alcuni bambini vedono giocare i propri genitori e quindi ne sono automaticamente influenzati. In più, manca la sorveglianza e questo spinge un ragazzino a giocare e seguire l'istintiva propensione al gioco...".
L'istintiva propensione al gioco: viene detto con disinvoltura ma lascia i peli all'insù, con la convinzione che in tutti noi c'è un mister Hyde scommettitore con il sigaro in bocca e le carte in mano.
"...Vi tiro su un esempio: quando ero parroco a Santa Croce, i ragazzi, durante un campo scuola, si portarono cinquanta euro e al primo motel li avevano già consumati tutti in quest'esperienza. Anche la pubblicità ingannevole li può portare al gioco, trascinando un bimbo ingenuo ad essere schiavo di certi schemi. Per la tutela di ciò i centri scommesse, secondo una legge, dovrebbero essere ad una dovuta distanza rispetto alle scuole ma questo non viene né controllato né rispettato, facendo entrare i minori subito a stretto contatto con questi ambienti".

 

Mons. Alberto D'Urso in una foto di repertorio

 

Crede che le scommesse possano avere delle ripercussioni, oltre che nel futuro del ragazzo, anche al livello sociale?
"Si, ripercussioni nella società ne avrà sicuramente, basti pensare a livello economico. Se prendiamo ad esempio l'anno passato sono state giocati oltre 84 miliardi di euro e, come puoi benissimo renderti conto, 84 miliardi avrebbero potuto risanare l'Abruzzo e avrebbero dato lavoro alle famiglie".
Puntualizza la destinazione dei migliaia di euro giocati dagli scommettitori, i quali finiscono non allo Stato bensì ai centri stessi di scommesse, togliendo dal circolo di mercato quasi, azzarda con un calcolo rapido, 1000 euro a capo.

E ha ripercussioni a livello morale?
"I responsabili dei centri scommesse non pensano più che dall'altra parte c'è un uomo, un padre di famiglia o un bambino. Pensano ci sia un puro e semplice profitto".

Occupandoci in primo piano delle scommesse, più che del gioco d'azzardo in genere, lei ritiene che ci sia una differenza fra le due cose o pensa siano complementari se non, addirittura, identiche?

"Scommesse e gioco d'azzardo non sono considerate categorie distinte perché sostanzialmente tutto ciò che eccita, tutto ciò che sollecita gli stimoli, tutto ciò che non ti rende padrone delle tue scelte sfugge dal tema "gioco" e rientra nel macro-gruppo dell'azzardo, dove troviamo anche le scommesse.
Noi non chiamiamo le vittime d'azzardo "ludopatici" (da "ludos" che significa "gioco"); l'azzardo non è un gioco in quanto il gioco fa socializzare, l'azzardo ti isola, ti crea stimoli, appetiti che portano alla rovina".

E' a partire da qui che si delinea il sottile confine che porta l'apparenza alla consapevolezza. E' da qui che si ha la dimostrazione di quanto "tanto una schedina a settimana gioco" può trasformarsi in "sono entrato nel giro e non so come uscirne". E' dalla dimostrazione dell'estremo che può nascere la limitazione dei nostri impulsi.