Nella tana del topo

Rocco D'Ingillo
di Rocco D'Ingillo
Le cronache della ciabatta
27 August 2015

Nella tana del topo

Il primo viaggio della Ciabatta nelle nuove Cronache di Rocco d'Ingillo

"Le Cronache della Ciabatta" nascono come figlie bastarde de #LoSpoiler.
La nuova rubrica (a cadenza mensile) tratterà l'immaginario viaggio della ciabatta persa di cui si parla nell'ultimo episodio della prima stagione de #LoSpoiler.
Un viaggio allegorico, ma non troppo.

Il tutto, ovviamente, dall'esclusivo punto di vista della Ciabatta.

 

Non è facile. La vita di una ciabatta non è facile. Specie se hai perso sia la tua metà che il tuo padrone in un temporale e sei finita in un tombino.

Da quel giorno sono passati anni e ho viaggiato in lungo e in largo per mezza Italia.
Alla fine, non so nemmeno bene come, sono tornata a Bitonto.

Il problema principale è che tendo a viaggiare per le fogne delle città, quindi non è proprio una situazione piacevolissima. Negli ultimi anni però, nella mia indipendenza da ciabatta single, ho imparato qualcosa di straordinario: comprendo il linguaggio animale e non solo.

L'unico problema è che le ciabatte non parlano, al massimo possono reagire con un calcio, o qualcosa del genere. Noi ciabatte però ascoltiamo, ascoltiamo molto.
E osserviamo tutto dal basso, riusciamo a vedere anche ciò che agli uomini sfugge.

Nel mio tour nelle fogne di Bitonto mi sono arenata un bel po' di volte, fino ad imbattermi in una riunione di topi. Esseri immondi, spesso fin troppo grossi, che parlavano delle loro escursioni nel mondo esterno. Uno di loro, il più grosso, si vantava di essere stato fotografato mentre si arrampicava su un albero nella Villa Comunale.

Mi ha notato mentre cercavo di divincolarmi dalla corrente e dalla melma, si è avvicinato a me e ha iniziato a parlare.

«Capisco la tua difficoltà in questo momento, sei bloccata in un angolo della fogna di Bitonto. Ma devi andartene da qui, sei arrivata nel bel mezzo di una riunione di topi. Chi siamo? Noi topi abitiamo con gli uomini dall'alba dei tempi, sfruttiamo le loro stesse dimore. "I topi sono abitanti delle case", lo diceva anche Plinio il Vecchio. Non c'è grossa distinzione tra noi e quei bipedi. Siamo ovunque. Ma non siamo i cattivi, se proprio vuoi saperlo. Siamo solo loro complici: chi più, chi meno».

La sua espressione è diventata più cupa. I baffi arricciati bianchi e lunghi, il volto truce e pieno di cicatrici. Era vecchio.

«Vedi, Ciabatta, noi siamo semplicemente spettatori inermi. Non possiamo farci niente, non abbiamo le forze per farlo. Ma non siamo noi quelli che sparano per strada. Siamo quelli che hanno visto, ma che hanno troppa paura per parlare. Siamo quelli che pagano il pizzo perché hanno troppa paura per ribellarsi. E siamo anche quelli che hanno quel vizietto della droga, e non parlo solo di cannette. Quelli so' spiccioli, Ciabà. Ma qua gira un sacco di coca, se ne fa uso quasi alla luce del sole. Tra noi c'è anche chi pippa forte, anche tra i nostri figli. In questo senso siamo complici di quelle sparatorie, ma non siamo stati noi a sparare. Ci siamo solo rintanati nelle fogne per stare più tranquilli, perché siamo vecchi e stanchi, e abbiamo paura. Paura di loro».

Il sorcio mi ha indicato qualcosa di oscuro in lontananza, ma non ho percepito nulla a parte un luccichio.

Ad un certo punto quel luccichio ha preso a muoversi, e una enorme massa informe si è sparpagliata per i canali in un baleno. Erano tantissimi. Erano scarafaggi.

«Se proprio volevi conoscere i cattivi, li hai davanti. Abitano anche con noi, spesso ci offrono anche la loro protezione. Penso spesso che dovremmo anche smetterla di continuare a fare distinzioni tra noi e loro, magari sarebbero meno ostili. In ogni caso, è di loro che bisogna avere paura. Agiscono indisturbati, non parlano mai, e non si fanno vedere se non occasionalmente, considerate anche le dimensioni. Ma agiscono sempre in gruppo: sono coesi, a differenza nostra. Motivo per cui, anche se siamo più grossi e forti di loro, non riusciamo a combatterli. Anzi, è più facile assecondarli. Ho un sacco di amici topi che hanno deciso di allearsi con gli scarafaggi, spesso anche solo per soldi. Spacciare fa comodo se non hai né un lavoro né una famiglia. Ma il vero motivo per cui li devi temere è un altro. Vieni, ti faccio vedere una cosa».

Il topo mi ha portato verso il luccichio che avevo visto poco prima. A terra giaceva un enorme scarafaggio. Senza testa.

«Quello che hai davanti è il loro capo. È stato decapitato durante le pulizie delle fogne ultimamente. Ma hai capito bene, è ancora il loro capo. Non sapevi che gli scarafaggi sopravvivono anche per settimane senza la loro testa?».

Lo scarafaggio capo-senza-capo si è mosso davanti a me. E io ho osservato sbalordita, mentre si allontanava da noi lento, silenzioso e letale. Il topo mi riportò sulla riva del canale.

«Forse è di questo che abbiamo paura, Ciabatta. Sembrano troppi e sembrano immortali. Non sappiamo come combatterli in modo efficace. Magari qualcuno tra qualche anno ci riuscirà, nel frattempo noi resteremo ad aspettare nelle fogne, commentando ciò che accade, indignandoci senza far nulla di concreto».

Il topo ha lasciato la presa e la corrente mi ha accolto nel suo flusso. Mentre su un bordo buio del canale due gruppi di scarafaggi facevano bisticci tra loro, sul bordo opposto due topolini giocavano con un pezzo di formaggio.

Gli scarafaggi sembravano quasi buffi in confronto allo scorrere deciso del canale, agli squittii felici dei topolini, alla fioca e fiera luce che si intravedeva in fondo al canale.

Stavo per tornare in superficie, diretto chissà dove.

 

In foto il topo saggio