La battaglia di Bitonto raccontata da Fusaro

Alessandra Savino
di Alessandra Savino
Feste Patronali 2015
27 May 2015
Photo Credits: Mimmo Ciocia

La battaglia di Bitonto raccontata da Fusaro

Emozioni in Cattedrale per la prima di 'All'alba del giorno dopo'

"Spesso sono intervenuto in manifestazioni legate alla città ma questa è stata la volta più emozionante e completa perché ho dovuto descrivere un episodio che è nell'immaginario di tutti i Bitontini da sempre". Raffaello Fusaro è tornato con entusiasmo nella sua terra natale per celebrarne la festa patronale regalando alla città uno spettacolo dall'originale e coinvolgente atmosfera onirica. "All'alba del giorno" è il titolo dell'opera scritta proprio da Fusaro sul racconto della battaglia di Bitonto e del miracolo del 1734, andata in scena il 25 maggio fra le splendide mura della Cattedrale di Bitonto.

Frutto di un'idea di Nicola Pice, sapientemente tradotta da Fusaro in un testo dal fortissimo impatto emotivo ricco di riferimenti e citazioni, "All'alba del giorno" si è rivelato uno spettacolo multisensoriale in virtù di un fondamentale e complesso intreccio di vari elementi scenici. Come lo stesso autore e attore di teatro bitontino afferma, "quest'opera è creata attraverso la fusione di più linguaggi: la voce, i testi, la musica dal vivo e lo studio attentissimo delle luci, sempre coprotagoniste dei miei spettacoli" ci tiene a sottolineare "grazie all'uso di tecnologie, peraltro, modernissime".

 

 

A confermarlo i quadri luminosi che parevano quasi dar vita alle pareti nude della Cattedrale guidando gli spettatori in un viaggio a ritroso e nel futuro nel tempo. Assieme alle musiche di Vincenzo Mastropirro eseguite dal Mastropirro Ermitage Ensemble: un continuo dialogo tra voce narrante e strumenti musicali ai quali spesso è stata affidata la rievocazione di momenti di particolare pathos. Un piacevole contrasto di violini e flauti affiancati ad una chitarra elettrica capace di riprodurre le sublimi atmosfere del 'miracolo'. Quest'ultimo, il perno della vicenda, è stato abilmente accostato da Raffaello Fusaro alla memoria storica di Bitonto. Diverse sono state le fonti di cui egli si è avvalso, come lui stesso rivela. "Ho studiato testi antichi ed ho cercato di attualizzare e rendere comprensibili e contemporanei tutti i documenti dell'epoca". A riguardo, Fusaro spiega di aver "riportato in un'ottica pop e contemporanea una fusione di testi di Alda Merini e Don Tonino Bello". A confrontarsi con il "Magnificat" della Merini è stata per l'occasione anche l'attrice bitontina Rossella Giugliano che, insieme alla spagnola Marta Violeta Chiner, hanno affiancato Fusaro per tutta la narrazione. Per la prima volta in scena insieme, come sottolinea la Giugliano, i tre protagonisti hanno dato al pubblico l'impressione di un ensemble consolidato da tempo. "C'è stato subito feeling con Raffaello e Marta - afferma l'attrice - Con Marta abbiamo fatto esercizi di riscaldamento e training insieme, eravamo sulla stessa lunghezza d'onda". Spende parole di stima nei confronti della Chiner la Giugliano raccontando di aver già lavorato in passato con gli spagnoli che reputa "molto bravi e preparati poiché abili nel cantare, recitare e ballare". E tale si è rivelata l'affascinate Marta Violeta Chiner al fianco di Fusaro.

 

 

Il lavoro che le due attrici hanno fatto, guidate dall'autore, si è basato, stando alle parole della Giugliano, su "una profonda analisi del testo suddiviso in tre parti" attraverso la quale Fusaro ha trasmesso loro ciò che voleva venisse fuori. "Non soltanto un racconto - spiega l'interprete bitontina - ma un racconto che in alcune parti fosse espressione dei commenti del popolo inducendoci a cambiare anche registro". Non va' tralasciato, poi, il concetto di 'visione' sul quale Fusaro si è soffermato nel percorso che indotto le tre voci narranti a raggiungere un perfetto equilibrio scenico. La battaglia prendeva vita nella Cattedrale pian piano dinnanzi agli occhi degli spettatori catturati da parole, musica e luci fino a che il racconto della vicenda è giunto alla conclusione, ben nota al pubblico bitontino ed affrontata da Fusaro in modo originale.

Ha, infatti, scelto di chiudere la narrazione, rievocando il miracolo, avvalendosi delle parole di Dante. "Mi è sembrato giusto finire il mio raccontare con l'ultimo canto del Paradiso", del quale ha dato un'eccellente interpretazione, "che è l'esempio massimo di un cuore laico che descrive un episodio mistico". Se poi il miracolo ci sia stato meno, ovviamente, Fusaro, come il resto degli uomini contemporanei, non può saperlo, ma ciò in cui crede è il messaggio che quel ricordo ha tramandato. E partendo dal titolo spiega affermando che "l'alba è la grande metafora del sole che torna a sorgere, della speranza che riesplode e ci fa' ripartire - e prosegue - ciò che conta è l'idea di forza, rinnovamento e vitalità che nei secoli si continua a celebrare". Una vicenda che ancora oggi unisce i cittadini legandoli con orgoglio alle proprie origini, quella che Fusaro, accompagnato dalla Giugliano e dalla Chiner, ha fatto rivivere in un'ottica differente, che ha lasciato lo spettatore sospeso tra il sogno e la realtà. Una realtà storica che merita di essere ricordata poiché, come osserva Rossella Giugliano "il racconto delle nostre origini è importante ed abbiamo il dovere di restituirne il ricordo alle nuove generazioni favorendone l'attaccamento al proprio paese". A giudicare dalla folla presente in Cattedrale lo scorso 25 maggio, si direbbe che ai bitontini la voglia di ricordare la storia della propria città non manchi. "Gli occhi commossi, gli applausi pieni e le persone in piedi sono l'unica risposta che conta" e di certo per l'"Alba del giorno" non gli sono mancati.